Lo spunto, lo sappiamo, sarebbe vecchio. L'intervista di Debora Serracchiana. L'orrore, però, erra tanto e tale che la novella Marianna subito poteva raccogliere solo sgomento. Del resto come sfuggiva il motivo in cui per cui Marianna fu candidata in Parlamento, quale apporto stia dando all'opposizione ed ai giovani ricercatori precari italiani, sfugge oggi il motivo per cui una parte del mondo si occupi del pensiero e dell'azione della serracchiani più del mio. Prima di ingenerare dubbi non è invidia, è consapevole raffronto.
Già, nel mentre il complotto antiberlusconiano si agita dentro l'orizzonte, nel mentre i benpensanti portano a casa leggi razziste, il PD ricostruisce un altro congresso show che avrà la ventura di esser fuori dalle cose. Sì, un congresso di antipatie e simpatie, un congresso sul filo della scissione, un congresso senza laicità e con un candidato laico, una bravissima persona, appesa per testimoniare e basta. Così sarà e, sepossibile, farà del male oltre il pensabile sul PD.
Questa è la scelta, comunque, la loro scelta. E nonostante la perfida frase della Serracchiani su D'Alema non ha alcun senso mostrare al perfido baffino alcuna solidarietà. Con l'ambizione di conquistarsi un partito il tempo presente se l'è costruito da solo, sicuramente almeno dal 1989.
Sembra che il progetto post-veltroniano sia un vero gioiello della politica: perdere il congresso e vincere le primarie. Del resto già lo dichiara Debora, il partito è contro di loro, la gente è con loro. Ecco quindi che Walter l'Africano ha richiamato la vocazione maggioritaria. Già l'abbiamo visto che la vocazione è, invero, minoritaria. Due elezioni hanno infatti mostrato che il PD, da solo, perde. Certo, certo ammazza la sua sinistra (direi ancora per poco) ma perde e non può che perdere.
In vero, però, la strategia potrebbe imbattersi nelle primarie di coalizione. Le vedete no, con Rutelli (o Franceschini), Bersani, Vendola, Bonino. Ecco, non male. In fondo in Puglia si è vinto.
Già, nel mentre il complotto antiberlusconiano si agita dentro l'orizzonte, nel mentre i benpensanti portano a casa leggi razziste, il PD ricostruisce un altro congresso show che avrà la ventura di esser fuori dalle cose. Sì, un congresso di antipatie e simpatie, un congresso sul filo della scissione, un congresso senza laicità e con un candidato laico, una bravissima persona, appesa per testimoniare e basta. Così sarà e, sepossibile, farà del male oltre il pensabile sul PD.
Questa è la scelta, comunque, la loro scelta. E nonostante la perfida frase della Serracchiani su D'Alema non ha alcun senso mostrare al perfido baffino alcuna solidarietà. Con l'ambizione di conquistarsi un partito il tempo presente se l'è costruito da solo, sicuramente almeno dal 1989.
Sembra che il progetto post-veltroniano sia un vero gioiello della politica: perdere il congresso e vincere le primarie. Del resto già lo dichiara Debora, il partito è contro di loro, la gente è con loro. Ecco quindi che Walter l'Africano ha richiamato la vocazione maggioritaria. Già l'abbiamo visto che la vocazione è, invero, minoritaria. Due elezioni hanno infatti mostrato che il PD, da solo, perde. Certo, certo ammazza la sua sinistra (direi ancora per poco) ma perde e non può che perdere.
In vero, però, la strategia potrebbe imbattersi nelle primarie di coalizione. Le vedete no, con Rutelli (o Franceschini), Bersani, Vendola, Bonino. Ecco, non male. In fondo in Puglia si è vinto.
postato da: dalovi alle ore 08:50 | Permalink | commenti
categoria:politica, linguaggio, partito democratico
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