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RICERCA PRECARIA
Una storia di precariato nella ricerca italiana
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RICERCA PRECARIA


Giuditta - Gennaio 2009
La Repubblica - 14 Marzo 2008
La Nazione - 7 Marzo 2007


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Racconti di Cibo

in Toscana:

San Donato (FI) - Palazzo Pretorio
Firenze - Il Faraone
Firenze - Fiorella
San Casciano (FI) - Il Gallo Giallo
Livorno - In Caciaia
San Giminiano (SI) - Osteria del Carcere
Marina di Castagneto (LI) - Ciro
Gaiole (SI) - Il Carlino d'Oro
Cecina Mare (LI) - Olimpia


mercoledì, 25 novembre 2009

Tra gli strascichi della sentenza della corte di giustizia europea in tema di presenza di simboli religiosi in spazi pubblici, ossia del crocifisso nelle aule scolastiche, desta un certo interesse la nuova forma che sta assumendo la prassi della democrazia. E pure la sua teoria.

In uno storico liceo classico della città, laddove i crocifissi erano tristemente rinchiusi in un armadio (la prima causa immaginiamo che sia stata la fatica di disinventariarli il lontano giorno in cui furono rimossi) un novello eroe della scienza politica ha proposto alla propria classe di decidere a maggioranza se tenere o meno il crocifisso appeso. Ha vinto e così l’arredo imposto dal ministro Gentile, quando ancora il fascismo era movimento e non regime per concordare con De Felice, è stato ripristinato. E la nuova tradizione dell’Italia stato clericale è ripresa contro ogni sentire nazionale e risorgimentale.

E la preside vi chiederete voi? La preside dichiara che questa è la via giusta. Già. Eppure sembrava un liceo classico, insomma un luogo in cui i giovani dovrebbero mangiare pane e classici ogni dì. Ma forse si occupano solo delle traduzioni dal greco e dal latino e non della comprensione dei medesimi o forse, con buona pace di Carducci, i classici non sono gli antichi greci e romani ma i padri della chiesa. Chissà. Triste ironia della sorte è che la scuola porta il nome di Galieleo.

La novella concezione della democrazia pare investire le scuole di ogni ordine e grado. Due chiacchere con una studentessa del ridente e moderatamente democratico comune delle colline vinifere ha permesso di appurare che il rito del voto e della decisione a maggioranza è stato ripetuto anche nella locale scuola media. Così. Dopo una sentenza di una corte di giustizia si pensa che sia democratico votare se rispettarla o no. Vi ricordate voi il voto, no. Quello di Ponzio Pilato: chi volete libero? Gesù o Barabba? Ed il popolo eccolo a votare Barabba che era solo un ladrone. Così anche oggi nella scuola. Volete voi che sia rispetta la legge o che sia calpestato il diritto di una minoranza? Oggi come allora ha vinto Barabba ed il Cristo è rimasto in croce. In dei casi addirittura c’è tornato.

Tanto al famoso liceo classico quanto alla ignota scuola media non possiamo che, con affetto, apprezzare coloro che hanno avuto il coraggio di alzare quella manino e dire che no, indipendentemente da tutto, non era il caso di lasciare Cristo in croce appeso alla parete della classe.

Così nella tradizione occidentale sembra innestarsi senza problema l’idea di un diritto a maggioranza, di una tolleranza maggioritaria in cui usi e costumi personali quali la religione possono occupare liberamente lo spazio pubblico in funzione della loro verificata maggioranza. Ma già, da quando è caduto il Muro di Berlino è trionfata la libertà. Dev’essere una libertà diversa, però, da quella di Voltaire.

Ora però sarebbe il caso di sapere che, in vero, questo diritto a maggioranza nella tradizione occidentale sempre vi è stato ed è stato la base delle dittature di vario tipo e natura che l’hanno caratterizzato. All’inizio delle loro tristi avventure politiche la maggioranza degli italiani non era forse con Mussolini, la maggioranza dei tedeschi non era forse con Hitler, la maggioranza dei portoghesi con Salazar? E, dopo un po’, pure la maggioranza degli spagnoli era con Franco anche se, in questo caso, la guerra civile preventiva era andata ben oltre qualche squadraccia paramilitare preventiva. C’è il diritto a maggioranza, anche nelle democrazie borghesi ed è spesso quello alla base delle guerre, del colonialismo e delle altre forme di imperialismo. Ecco, c’è. Ma non è così bene che ci sia per cui nella scuola sarebbe il caso né di insegnarlo né di praticarlo.

Ma non spaventiamoci la nostra guerra di religione è piccola piccola.

postato da: dalovi alle ore 12:01 | Permalink | commenti
categoria:politica, storia
martedì, 24 novembre 2009
quaderni gramsciD'accordo il Ministro Rotondi che si occupa di negare la pausa pranzo, e soprattutto il dibattito surreale che ne esce, ha il merito del lorianesimo, ossia del pressapochismo, politico della giornata trascorsa. Nessuno osserva che il vero scopo del Ministro è risparmiare sul buono mensa. Chi non ricorda cosa fosse il lorianesimo potrebbe gentilmente rileggersi prima di pranzo i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci. Sì, sì era un comunista, questo è noto ma il lorianesimo c'entra con il comunismo all'apparenza de relata.

Ed oggi chi se lo prende il premio? Incredibile a dirsi tocca a Marco Travaglio. Sì. Marco Travaglio appare a tutti come un giornalista inteligente e ben documentato. In vero, appare spesso così anche all'autore di questo blog. In vero, nel caravan serraglio del moralismo contemporaneo Travaglio si distingue per competenza, simpatia e affabilità. D'accordo la simpatia la esercita più in privato che in pubblico ma credete che è così. Ossia così è per qualsiasi brava persona onesta e dabbene che, appunto, se uno avesse qualche problema con la giustizia potrebbe cambiare opinione con facilità.

Bene. Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano di oggi riprende ad occuparsi di Presidente della Repubblica e del suo potere di apporre o negare una firma in calce ad una legge. Lo spunto è stato fornito da una dichiarazione del già presidente Carlo Azeglio Ciampi.

Prima di leggere Tracaglio rileggiamo la Costituzione (Parte II, Titolo I, Sezione II La formazione delle leggi):

Art. 74.

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.


Vediamo invece quel che scrive Travaglio:

Anche perché se una legge resta incostituzionale anche in seconda lettura, il presidente può comunque rifiutare di promulgarla e dimettersi.


Ecco. Ed i nodi sono due. Uno ormai storico. L'idea che il Presidente della Repubblica debba non firmare una legge incostituzionale. Il compito della valutazione di un atto in base esclusivamente alla sua costituzionalità risiede, come l'Arcoriano ha recentemente sperimentato, nella Corte Costituzionale. Sia il Parlamento, sia il Presidente della Repubblica nel valutare la costituzionalità di una legge svolgono comunque una valutazione di tipo politico e come tale diversamente opinabile da una valutazione giurisprudenziale. Ma tant'è ormai si condiera scontata una cosa che non è, ossia il presidente della repubblica può promulgare leggi sulla cui costituzionalità ha qualche dubbio e può respingere leggi perfettamente costituzionali. Così è avvenuto nel passato, molte volte. Ma questa è una battaglia persa rispetto al giornalismo contemporaneo.

La soluzione di Travaglio è comunque davvero incredibile. Ossia propone le dimissioni dell'attuale presidente della repubblica. Ecco, sappia Travaglio che finanché prima delle prossime elezioni regionali (e dopo la forza dell'Arcoriano sarà ancora maggiore nel seggio presidenziale) il presidente della repubblica che oggi risulterebbe eletto sarebbe Silvio Berlusconi o, nella migliore delle ipotesi, il suo fido scudiero Gianni Letta.
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categoria:politica, cialtroni, presidente della repubblica
lunedì, 23 novembre 2009
Negli ultimi 15 giorni un grande chiarimento politico ha attraversato Sinistra e Libertà (o forse Sinistra e Libertà, Ecologia o chissà quale sarà la sua futura ragione sociale). Oggetto dello scontro, formalmente, il diritto per SeL di presentarsi alle elezioni regionali toscane. Uno dei soci fondatori, il PS, infatti voleva evitare questa presentazione al fine di garantire un proprio patto sottoscritto con il Partito Democratico. Al PS si sommavano alcuni interessi, non certo quelli di Claudio Fava, presenti in Sinistra Democratica e relativi ad altre regioni. 


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Dopo anni, per una volta, sembra che la questione si sia risolta positivamente. Ossia niente primato degli accordi politici. SeL si presenterà alle elezioni in tutte le Regioni, i socialisti, i dirigenti del partito socialista, hanno abbandonato SeL e, nonostante continuino piccolissime resistenze interne ad SD, SeL si candida a ricoprire il ruolo per cui è nata: essere il partito della sinistra italiana. Magari fallirà ma almeno proverà l'ebbrezza di morire per propria mano piuttosto che essere soffocata da altri. Certo, certo ci saranno strascichi, finanche sulla prorpietà del simbolo, ed infatti SeL non sa ancora se potrà usare il proprio simbolo, quello riportato in questo post (che formalmente è una proprietà dei cinque soggetti proponenti).  La vicenda del simbolo è comunque un fatto secondario, assai, della storia.

Ma questa, quella sopra descritta, è pura cronaca politica. Cronaca politica che si è articolata intorno alla Regione Toscana ed alla legge elettorale della regione stessa. E questa è un cosa interessante, piccola ma interessante.

toscanaQuando ancora c'era il muro di Berlino la Regione Toscana era amministrata da 50 Consiglieri, scelti dai cittadini con voto di lista e dipoi di preferenza, che eleggevano un presidente della giunta regionale ed un presidente del consiglio regionale. Poi, lo sappiamo, cadde il muto e tutto cambio. L'antipolitica regnò sul paese e così la politica si ridusse a men di quel che già poco era prima.

Nel 1999 una riforma costituzionale investì le Regioni ed istituì il ruolo di presidente della regione, indicato - dipoi eletto per molti statuti regionali - direttamente dal popolo, insomma un governatore nel linguaggio dei giornalisti più moderni e filoatlantici. Alla riforma fu associata una nuova legge elettorale, in vero assai complessa, che nei fatti prevedeva l'elezione dell'80% del consiglio regionale su liste proporzionali con espressione di preferenza e del restante 20% su di un listino bloccato con un sistema maggioritario. La legge garantiva comunque, con l'incremento del numero dei consiglieri il 55% a coloro che conseguivano la maggioranza con il listino.

Poi, col 2005, la Toscana iniziò la propria storia. Intanto elevò il numero dei consiglieri da 50 a 65, quindi introdusse un sistema elettorale in cui vi era un corto listino (due candidati al massimo) regionale ed una lunga lista circoscrizionale, ossia nei fatti provinciale. Entrambi queste liste prò erano bloccate, ossia erano sparite le preferenze. Nei fatti, salvo casi di diregenze regionali particolarmente inette (come nel caso del PdCI che valutò male la propria terza circoscrizione provinciale cagionando così l'elezione di un'ottima persona, il consigliere Montemagni) le segreterie regionali dei partiti potevano così controllare l'intera composizione del consiglio regionale. Per di più, poi, la legge elettorale ammetteva una tripla candidatura. Al problema della assoluta assenza del ruolo degli elettori nella determinazione dei consiglieri si rispose con l'introduzione delle elezioni primarie, secondo regole e modaità stabilite dalla regione che le pagava pure queste elezioni. I DS utilizzarono, unici, queste elezioni nel 2005 salvò poi disattenderne l'esito nel nome della fusione con la Margherita e la presentazione di una lista unica (Uniti nell'Ulivo). Pagarono per questo anche la penale prevista dalla legge regionale. Questa legge elettorale fu approvata con l'accordo di Forza Italia e degli allora DS e Margherita.

Oggi, nel 2009, la legge è stata riformata. Si illudono coloro che pensano che siano state reintrodotte le preferenze, si illudono coloro che credano che sia stata abolità la pluricandidatura. La legge elettorale è stata riformata con tre capisaldi, la riduzione del numero dei consiglieri a 53, e poi spiegheremo perché non i 50 originari, l'incremento del listino regionale e l'introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. Ossia è stata prodotta un'altra di quelle leggi ibrido basate su premio di maggioranza di coalizione, sbarramento, assenza di preferenza. Un bel capolavoro, al solito. Ovviamente col sostegno del PD e del PDL, e l'appoggio dei socialisti che, secondo la stampa (occorre in questo ringraziare Repubblica), avrebbero contraccamabbiato il loro consenso con un posto nel listino ed una presenza in giunta. In vero i contraenti non è che abbiano fatto una gran figura (qua un po' di articoli sul tema). La conferma del patto la troviamo qua, laddove nella notizia in cui si parla di nomi nel listino (la stessa in cui Rossi è il candidato presidente) si parla di un quinto nome indicato dal Partito Socialista. Il listino, ohibò, non sarà però soggetto alla selezione degli elettori. Sono eletti sicuri (a meno che il PD non scenda sotto il 4%).

Nel progetto di coloro che l'hanno approvata la riduzione della numero dei consiglieri, spacciata ovviamente come taglio dei costi della politica, è tutta realizzata a spese delle liste che nel progetto di lorisignori non dovrebbero raggiungere il 4% (nei loro sogni l'aggregato comunista, Sinistra e Libertà e la Lega Nord). E, nei fatti, sia PD che PDL hanno questo interesse.

Fin qui triste cronaca politica, il comico viene ora che è il tempo delle primarie. Giustappunto, vista la lista obbligatoriamente bloccata, SeL nelle circoscrizioni in cui è verosimile che possa eleggere un consigliere (Firenze, Pisa, Livorno, Arezzo, Grosseto, Massa e Lucca) si perita di svolgere delle elezioni primarie. Con un discreto dispendio di energia. Non che a questa soluzione creda ma altra via non v'è. Ecco, interessante è osservare le proteste contro le primarie da parte di altre forze politiche che, al contrario di SeL, hanno approvato la legge. Ossia, non esiste davvero il limite.
 

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categoria:politica, memoria, la sinistra
venerdì, 20 novembre 2009
monopoliQuando c'era il muro di Berlino girava la leggenda, chissà se fondata o meno ma vissuta e trattata come leggenda sempre era, che oltre il muro, ad Est, non fosse posibile giocare a Monopoli. Che in vero si scriverebbe Monopoly. Il nome del gioco era in fondo il programma del capitalismo: creare il monopolio necessario all'arricchimento e crearlo con l'ideologia del mercato, l'opposto, appunto, del monopolio.

Quando c'era il Muro di Berlino Monopoly aveva il foglietto del regolamento, lo ricordate? Sì, sì c'era un foglietto del regolamento. Poi, poco prima che il muto cadesse, Mrs Tatcher il foglietto se lo mangiò, e se lo mangiò per sgretolare meglio un muro che era fragile, troppo fragile. L'immagine della Tatcher che mangia il foglietto del regolamento non è certo mia ma presa a prestito dai Mercanti di Liquore. Però è andata proprio così.

E quando c'era il regolamento a Monopoly sul gas, sull'energia elettrica e sull'acqua potabile non si poteva farci monopolio, profitto. Erano servizi pubblici. Al massimo ricordano i Mercanti che potevi metter su le ventimilalire per uscire di prigione, e già i capitalisti era dunque previsto che finissero in prigione, senza passare dal via. Ecco. Erano servizi pubblici.

Ora il Muro di Berlino è caduto e così prima con il gas, poi con l'energia elettrica ed infine ora con l'acqua è possibile farci profitto. Così, del resto, sta sancendo il Parlamento, a colpi di fiducia per rompere l'opposizione della Lega Nord e vendere, finalmente dal loro punto di vista, a Confindustria un altro pezzo di mercato. Che poi, come è andata per gli altri servizi pubblici, gli industriali nazionali provvederanno solo a farci cassa e rivendere all'estero quote di monopolio. E già. La legge in questo è configurata alla perfezione con la salvaguardia delle concessioni in house (parlano e scrivono davvero così dopo la caduta del muro) solo a quelle società pubbliche che fanno entrarei privati almeno al 70% nel loro capitale. Ossia, nei fatti, si tratta di un trasferimento di un monopolio dal pubblico al privato, con tanto di obbligo necessario per la calmierazione del prezzo, non quello dell'acqua, quello che pagherebbero i privati per il loro monopolio. Qualcuno, il solito Nichi Vendola in Puglia, sta provando a resistere. Vedremo.

Esiste anche, al di là del voto, una spartizione bipartisan, che in vero sarebbe tripartisan del mercato, ossia del monopolio naturale (sì, l'acqua potabile nei fatti è un monopolio naturale, ossia un qualcosa che intrinsecamente è fuori dal mercato). Il voto, ovviamente, si è articolato in base alla fiducia ma nel leggere il dibattito parlamentare, che sarebbe cosa utile, osserviamo due fronti del PD ed uno del PDL che con scenari diversi convergono verso la privatizzazione, la Lega che resiste e l'IDV che fa propaganda (e comunque meno male). Così giusto per la cronaca gli scenari di privatizzazione sono quelli Confindustriale, regalateci il monopolio che noi venderemo all'estero sì da intascare la grana subito, e quello post-comunista, ossia in stile russo prendiamo le aziende pubbliche e regaliamole ai precedenti amministratori d'accordo col potere politico. Per la cronaca ha prevalso il primo, lasciando comunque lo spazio per l'azione del secondo.

acquaLa storia dell'acqua, però, non è così banale come quella dell'energia o del gas. No è più profonda, decisamente più profonda. L'acqua è un gradino sotto dell'aria come necessità per la vita. Appena un gradino sotto. E chi l'ha letto può ricordarsi Strane Storie e la bolletta dell'aria. La privatizzazione dell'acqua mette fuori legge le nostre vite così come la privatizzazione dei campi ha messo fuori legge la vita barbaricina. La privatizzazione dell'acqua non è un piccolo cambio del nostro mondo non semplicemente come quella del telefono, dell'autostrada o delle ferrovie, che si possono usar meno. E lo vedremo.

Politicamente IDV, Lega e Sinistra sono pronte al referendum, ma con la storia del quorum non è detto che il referendum poi andrebbe a compimento.

Ora, lo sappiamo, il Muro di Berlino è caduto. E la libertà che ha trionfato non è quella delle persone ma quella dei capitali. Quella dei ricchi, quella dei monopoli. Nel crollare, appunto, si è portato con sé quel foglietto del regolamento (intesa come Costituzione bolscevica nel linguaggio dell'Arcoriano). Certamente il muro non era una bella cosa, certamente era anche la libertà delle persone quella conculcata ma, come dire, di quel foglietto del regolamento ne avevamo assai bisogno pure noi. Ed ora andrebbe riscritto, subito.
 
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categoria:politica, memoria, la sinistra
giovedì, 19 novembre 2009
Se oggi qualcuno apre la pagina di Antonio Angelucci su Wikipedia trova uno strano messaggio: "Attenzione: questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda." Chissà cosa vi era scritto in quella pagina. Il motivo è spiegato qua

Ma chi è Antonio Angelucci? Antonio Angelucci è un politico, onorevole per il Popolo delle Libertà, Antonio Angelucci è un editore di giornali, Libero ed Il Riformista (nel passato è stato pure editore dell'Unità), Antonio Angelucci è un imprenditore sanitario. Antonio Angelucci è un indiziato di reato in numerose e complesse indagini legate alla sua attività imrpenditoriale con le amministrazioni regionali. En passant il nome di Angelucci, non si comrpende se padre o figlio, ricorre anche nel caso Marrazzo e, circa la Puglia, sembra consolidato un suo netto scontro con Nichi Vendola. Anzi proprio a questo scontro alcuni pensatori cattivi fanno risalire l'origine di aluni guai per il bravo governatore pugliese. Nell'elenco delle autorizzazioni all'arresto, arrestare o meno un deputato per quanto odioso è un fatto assai importante che dovrebbe indurre a moderatezza e scansare ogni istinto giustizialista, quella di Angelucci prescede quella di Cosentino. E l'autorizzazione all'arresto, che poi era una richiesta di arresti domiciliari, è stata negata dalla Camera dei Deputati, concordi PD e PDL. Ironia della sorte in quell'occasione il radicale eletto nel PD Maurizio Turco (ecco la sua relazione) si era espresso a favore dell'arresto mentre la maggioranza della commissione si era espressa contro. Sul sottosegretario Cosentino invece pare che il resto PD voterà per l'arresto mentre Turco contro, ribaltando i ruoli.

Angelucci è stato scelto così, per caso, senza sapere se sia colpevole od innocente, compito dei tribunali. E' improtante, in questo contesto, che sia un sospettatto, un indiziato, una persona per cui era stata richiesta una misura restrittiva. Un sospettato eccellente, un sospettato potente. Ed impossibile negarlo, eccellente e potente lo è. Tanto famoso da avere una pagina su Wikipedia, tanto eccellente da averla oscurata. E la sorte di Angelucci è nota a questo blog perché una sua società ha sede presso un luogo molto importante per la storia della sinistra di questo paese, la Scuola delle Frattocchie, ossia la scuola nazionale del Partito Comunista Italiano presso quella che fu la dimora romana di Togliatti. Un luogo bello, che è vivo nella memoria dell'autore di questo blog assieme ad alcuni quadri di Gottuso che lo arredavano. Un luogo strano dove l'acqua era solo gassata ed alcuni stili sembravano sovietici.

Ieri, invece, un ragazzo di 17 anni si è impiccato nel carcere minorile di Firenze. Era in carcere, per tre mesi, per tentato furto. Tentato furto di un orologio. Fatti ben diversi da quelli contestati ad Angelucci. Siccome in questo caso la questione di razza è stata forse per lui fatale occorre dire anche che era straniero, del Marocco per la precisione. Si è impiccato poco prima di compiere diciotto anni, si è impiccato poco prima del processo. Sembra poi che il suo trasfeirmento in un ospedale, nel reparto psichiatrico di un ospedale, sia stato oggetto di dibattito burocratico circa la competenza tra i reparti stessi.

E non si tratta di due pesi e due misure. Ma si ha un solo peso ed una sola misura: quella dei soldi, quella della classe. E la gente perbene farebbe assai bene ad osservare che la sua sorte è probabilmente più vicina a quella del giovane diciassettenne che a quella dell'onorevole.

E' assai probabile che la riforma della giustizia, la riforma del processo e qualsiasi altro atto parlamentare di questi giorni non si occuperà delle garanzie per questo ragazzo, si occuperà delle garanzie di Angelucci, invece.  Perché lui è ricco, mentre l'altro è povero.

Ed anche chi apprezza il Presidente Napolitano sappia che forse non sono questi i giovani a cui pensa e le riforme di cui parla.
postato da: dalovi alle ore 09:56 | Permalink | commenti
categoria:politica, suoni, territorio, presidente della repubblica