Tra gli strascichi della sentenza della corte di giustizia europea in tema di presenza di simboli religiosi in spazi pubblici, ossia del crocifisso nelle aule scolastiche, desta un certo interesse la nuova forma che sta assumendo la prassi della democrazia. E pure la sua teoria.
In uno storico liceo classico della città, laddove i crocifissi erano tristemente rinchiusi in un armadio (la prima causa immaginiamo che sia stata la fatica di disinventariarli il lontano giorno in cui furono rimossi) un novello eroe della scienza politica ha proposto alla propria classe di decidere a maggioranza se tenere o meno il crocifisso appeso. Ha vinto e così l’arredo imposto dal ministro Gentile, quando ancora il fascismo era movimento e non regime per concordare con De Felice, è stato ripristinato. E la nuova tradizione dell’Italia stato clericale è ripresa contro ogni sentire nazionale e risorgimentale.
E la preside vi chiederete voi? La preside dichiara che questa è la via giusta. Già. Eppure sembrava un liceo classico, insomma un luogo in cui i giovani dovrebbero mangiare pane e classici ogni dì. Ma forse si occupano solo delle traduzioni dal greco e dal latino e non della comprensione dei medesimi o forse, con buona pace di Carducci, i classici non sono gli antichi greci e romani ma i padri della chiesa. Chissà. Triste ironia della sorte è che la scuola porta il nome di Galieleo.
La novella concezione della democrazia pare investire le scuole di ogni ordine e grado. Due chiacchere con una studentessa del ridente e moderatamente democratico comune delle colline vinifere ha permesso di appurare che il rito del voto e della decisione a maggioranza è stato ripetuto anche nella locale scuola media. Così. Dopo una sentenza di una corte di giustizia si pensa che sia democratico votare se rispettarla o no. Vi ricordate voi il voto, no. Quello di Ponzio Pilato: chi volete libero? Gesù o Barabba? Ed il popolo eccolo a votare Barabba che era solo un ladrone. Così anche oggi nella scuola. Volete voi che sia rispetta la legge o che sia calpestato il diritto di una minoranza? Oggi come allora ha vinto Barabba ed il Cristo è rimasto in croce. In dei casi addirittura c’è tornato.
Tanto al famoso liceo classico quanto alla ignota scuola media non possiamo che, con affetto, apprezzare coloro che hanno avuto il coraggio di alzare quella manino e dire che no, indipendentemente da tutto, non era il caso di lasciare Cristo in croce appeso alla parete della classe.
Così nella tradizione occidentale sembra innestarsi senza problema l’idea di un diritto a maggioranza, di una tolleranza maggioritaria in cui usi e costumi personali quali la religione possono occupare liberamente lo spazio pubblico in funzione della loro verificata maggioranza. Ma già, da quando è caduto il Muro di Berlino è trionfata la libertà. Dev’essere una libertà diversa, però, da quella di Voltaire.
Ora però sarebbe il caso di sapere che, in vero, questo diritto a maggioranza nella tradizione occidentale sempre vi è stato ed è stato la base delle dittature di vario tipo e natura che l’hanno caratterizzato. All’inizio delle loro tristi avventure politiche la maggioranza degli italiani non era forse con Mussolini, la maggioranza dei tedeschi non era forse con Hitler, la maggioranza dei portoghesi con Salazar? E, dopo un po’, pure la maggioranza degli spagnoli era con Franco anche se, in questo caso, la guerra civile preventiva era andata ben oltre qualche squadraccia paramilitare preventiva. C’è il diritto a maggioranza, anche nelle democrazie borghesi ed è spesso quello alla base delle guerre, del colonialismo e delle altre forme di imperialismo. Ecco, c’è. Ma non è così bene che ci sia per cui nella scuola sarebbe il caso né di insegnarlo né di praticarlo.
Ma non spaventiamoci la nostra guerra di religione è piccola piccola.





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