venerdì, 03 luglio 2009
Lo spunto, lo sappiamo, sarebbe vecchio. L'intervista di Debora Serracchiana. L'orrore, però, erra tanto e tale che la novella Marianna subito poteva raccogliere solo sgomento. Del resto come sfuggiva il motivo in cui per cui Marianna fu candidata in Parlamento, quale apporto stia dando all'opposizione ed ai giovani ricercatori precari italiani, sfugge oggi il motivo per cui una parte del mondo si occupi del pensiero e dell'azione della serracchiani più del mio. Prima di ingenerare dubbi non è invidia, è consapevole raffronto.

Già, nel mentre il complotto antiberlusconiano si agita dentro l'orizzonte, nel mentre i benpensanti portano a casa leggi razziste, il PD ricostruisce un altro congresso show che avrà la ventura di esser fuori dalle cose. Sì, un congresso di antipatie e simpatie, un congresso sul filo della scissione, un congresso senza laicità e con un candidato laico, una bravissima persona, appesa per testimoniare e basta. Così sarà e, sepossibile, farà del male oltre il pensabile sul PD.

Questa è la scelta, comunque, la loro scelta. E nonostante la perfida frase della Serracchiani su D'Alema non ha alcun senso mostrare al perfido baffino alcuna solidarietà. Con l'ambizione di conquistarsi un partito il tempo presente se l'è costruito da solo, sicuramente almeno dal 1989.

Sembra che il progetto post-veltroniano sia un vero gioiello della politica: perdere il congresso e vincere le primarie. Del resto già lo dichiara Debora, il partito è contro di loro, la gente è con loro. Ecco quindi che Walter l'Africano ha richiamato la vocazione maggioritaria. Già l'abbiamo visto che la vocazione è, invero, minoritaria. Due elezioni hanno infatti mostrato che il PD, da solo, perde. Certo, certo ammazza la sua sinistra (direi ancora per poco) ma perde e non può che perdere.

In vero, però, la strategia potrebbe imbattersi nelle primarie di coalizione. Le vedete no, con Rutelli (o Franceschini), Bersani, Vendola, Bonino. Ecco, non male. In fondo in Puglia si è vinto.
postato da: dalovi alle ore 08:50 | Permalink | commenti
categoria:politica, linguaggio, partito democratico
mercoledì, 01 luglio 2009
Non male vero il titolo. E' quel che è avvenuto ieri, però un titolo così non sta bene perché ispira l'odio sociale (si sarebbe civilmente scritto di classe appena un decennio fa). Piacciono molto di più titoli come clandestino travolge... possiamo portare in materia numerosi esempi della stampa. Questi ispirano l'odio raziale, sono molto più innocui per il potere. Anzi tornano utili giustappunto agli omicidi.

Giusto ieri, del resto, si osserva un pessimo inizio da parte di un amico. Il fatto che i problemi da affrontare e risolvere siano invece altri ce lo segnala la cronaca, ohinoi. Sembra che una persona sia morta alla Fortezza. (questo link parla di ferito in gravi condizioni ma sembra che sia morto). La persona è un lavoratore a nero. E' a nero anche perchè aveva la pelle parzialmente abbronzata ed era privo del permesso di soggiorno. La notizia è difficile da trovare perfino nella rete.

D'accordo che fosse veramente un padre non lo sappiamo, lo immaginiamo però. Che sia stato ucciso dai capitalisti è questione più delicata. E' stato ucciso dal capitalismo, questo sì lo possiamo dire. Ossia la sua morte dipende anche dal fatto che qualcuno sfruttava il suo lavoro per farne proprio profitto. Per di più questo sfruttamento avveniva fuori anche dalle regole di decenza imposte attraverso la legge a tutela dei lavoratori. Extraregolarità favorita da un'altra legge che rende maledettamente difficile per gli stranieri lavorare regolarmente in Italia.

Certo certo. Nel contesto la possiamo vedere come fatalità. Certo certo, è stato un incidente. Ecco in un certo qual senso possiamo convenire. Il lavoro, come la vita, ha intrinseco un rischio. Un rischio che deve essere valutato statisticamente ed economicamente. Su questo terreno accettiamo di scendere. Sono però i titoli, gli altri titoli, quelli per cui in questo caso si scrive politrauma e quando invece le parti sono invertite si scrive uccide, travolge, etc. Ecco questo non va bene e soprattutto questo qualifica anche il fatto. Finché si scriverà uccide, travolge, stupra, picchia nel caso che gli attori siano poveri sarà bene scrivere masacra, uccide, stupra, bastona quando gli attori sono ricchi. Per par conditio.
postato da: dalovi alle ore 13:36 | Permalink | commenti
categoria:politica, linguaggio, obama, matteo renzi
martedì, 30 giugno 2009
"E' mai possibile, porco d'un cane,
che le avventure in codesto reame
debban risolversi tutte con grandi puttane!"

Sembra proprio che il tema della prostituzione sia il fulcro della vita politica italiana. Abbiamo un presidente del consiglio il cui nome figurava nell'elenco della lista P2 ritrovato a Castiglion Fibocchi, abbiamo una nazione socialmente immobile, abbiamo generazioni escluse dalla società, muoiono persone a largo dei nostri mari. Ecco, tutto ciò, nel nome dell'egoismo acerbo, non esiste. Però, però il presidente della repubblica sembra più interessato ad altre vicende.

Le ragazze che passeggiano nottetempo nelle periferie della città sembrano essere anche il primo interesse della giunta Renzi. Così in una città in cui è impossiible o quasi muoversi, in una città in cui le liste per gli asili nido comunali sono assai lunghe, in una città a misura di turista da spennare l'innovazione che ci aveva promesso il nostro Matteo si infrange contro la retorica dell'ordine. Ed a proporla, a riproporla che per Massimo l'argomento è un sempreverde è giustappunto Massimo Mattei, novello assessore.

Massimo è una di quelle persone che l'autore di questo blog consoce bene e di cui ha scelto di non condividere la sorte. Già, già, figgicciotti assieme Massimo ha continuato il cursus honorum mentre com'è ormai noto l'autore di questo blog l'ha cessato prima dell'inizio o quasi.

COn estrema sincerità debbo dire che m'aspettavo altro rispetto al populismo come esordio. Ecco un'analisi della vicenda Renzi è complessa, prima o poi la scrivere. In sintesi si tratta di una sostituzione dei poteri, dei salotti, delle generazioni che governano Firenze. Una sostituzione necessaria quand'anche quella ideale sarebbe stata certo un'altra. Un'altra però incapace di esistere e quindi, in politica, inesistente. Anche da questa, però, ci si aspetterebbe un po' di più. Ossia, per piacere, del protoleghismo ne facciamo a meno.
postato da: dalovi alle ore 09:42 | Permalink | commenti
categoria:politica, linguaggio, matteo renzi
lunedì, 29 giugno 2009
Nelle innumerevoli acrobazie della ricerca italiana siamo ormai giunti ai panel di esperti il cui obiettivo sarebbe quello di esprimere una valutazione degli istituti di ricerca. E' la fase due, succeduta alla autovalutazione da parte degli istituti stessi.

Eventi che probabilmente capitano in tutto il mondo, eventi spesso diversi da una visita del panel nei laboratori (che ad ogni straniero appariranno forse come sezioni di un museo della scienza). In Italia hanno però due corollari patriottici o associati al carattere nazionale per esprimersi in termini nazional-(neo)razzisti. Il primo è la somma augitazione per l'apparenza, l'ordine e la pulizia. Così anche i laboratori in cui si lavora, e quindi hanno un ordine naturale conseguenza del lavoro appariranno come spazi freddi e inoperosi. Il secondo è il timore, anzi il complesso di timori, che l'evento possa modificare il corso delle cose. Certo, certo che lo modificherà. Ma come dire, la sua modificazione è già predeterminata dal complesso di equilibri, poteri, potentati, baronie, simpatie, antipatie, favori e così via che ha determinato la composizione del panel stesso.

Occorrerebbe una sincera riflessione sulla campagna toscana, sul lavoro dell'uomo, sugli etruschi, sui mezzadri e sull'ordine. Asssociata ovviamente ai piani reoglatori ed allo sviluppo pianificato (prima di ingenerare confusioni non stiamo discutendo del passaggio dalla Nep ai piani quinquennali). E' l'economia che determina molte delle forme del vivere ed il corso delle cose, lo fa attraverso il lavoro e le regole imposte con la forza del diritto o con il diritto del più forte, condizioni spesso convergenti. Ecco almeno l'agitazione ci fosse risparmiata, sarebbe meglio.

La chiave, ovviamente, sta nella parola panel. All'apparenza amica in un contesto orribilmente anglofilo ma, ovviamente, aliena nell'intimo degli uditori. Chissà perché il presidente dell'Ente avrà scelto questo, chissà dove l'avrà sentita e cosa originariamente sia un panel nessuno se lo chiede. E' un po' come il congresso del PD che nello statuto non esiste e si chiama convention quando, invece, le convention del Partito Democratico, quello orginale che ogni tanto può decidere come usare un certo numero di missili, carrarmati e studenti, è un'altra cosa.
postato da: dalovi alle ore 09:49 | Permalink | commenti
categoria:lavoro, scienza, linguaggio, cnr
venerdì, 26 giugno 2009
L'infinito vantaggio di coloro che prendono treni e pulman tutti i giorni e assai probabilmente compensato dallo svantaggio dell'immobilità dei medesimi, del loro essere cari, in ritardo, sporchi, affollati e caldi, orribilmente caldi. Però appunto hanno a loro disposizione le spiegazioni del mondo.

Così, in treno, l'autore del blog ha capito la fenomenologia di Debora Seracchioni. Ovviamente ascoltando discorrer d'altro. Ovviamente.

In una poco popolata carrozza d'alta velocità, con questo ennesimo trucco il biglietto Firenze-Roma è a 44 Euro, tre persone discutevano tra loro del mondo. Comun denominatore, tra i tre, l'occuparsi di comunità,, ossia di relazioni psicologiche, di case famiglia, insomma di disagio sociale e mentale. Un signore probabilmente oltre i sessanta, vestito civilmente (ossia niente giacca né cravatta), un ex-ragazzo almeno di 45 anni ed una ragazza direi sui 30. Davvero persone normali e perbene che quando parlavano di puttanate, ossia del premier e delle escort (sì, sì gente così perbene che prendeva pure in giro il linguasggio moderno) si dividevano tra i sostenitori della tesi repubblica, il quarantacinquenne of course, ed un saggio scetticismo, la ragazza. Gente così perbene che parlava di storie da inventare e raccontare, di Kierkegard e del di lui babbo.

Giunti ad un certo punto del loro discorrere l'argomento è caduto sule rondel. Ovviamente giustamente aborrite dai discrrendi immediatamente divisi tra chi sosteneva che le avessere davvero introdotte citando a sostegno un video su youtube e chi, dalla reminiscenza di un qualche titolo di giornale, credeva che poi la proposta fosse stata ritirata.

Ecco un nodo. Ma davvero anche alle persone perbene e normali non interessa sapere come stanno le cose? Davvero leggono Repubblica, guardano youtube e ascoltano la TV per sapere del mondo? E se qualcuno pensa che la colpa sia dell'informazione potrebbe pure aggiungere il motivo della prigrizia della gente perbene. E già. Come dire, forse al contrario di chi annega nel Mediterraneo niente spinge il nostro popolo verso la vita, ossia la curiosità.

Beh intanto vediamo di crescere generazioni diverse. Ma si potrà fare anche prima. Dipoi ad una tavola calda politica ci interrogavamo sul fatto che, magari, la Serracchioni sarà vicesegretaria del PD. Così, perchè ha detto due cose sensate su youtube. Circa la Serracchioni senza voler ricreare un quaderno per il lorianismo non v'è dubbio che oggidì un Gramsci di serracchionismo dovrebbe parlare (ed ovviamente il paragone col senatore del regno è solo di costume che Barbara per quanto fenomeno di costume non si merita certo simile infamia).
postato da: dalovi alle ore 22:54 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, memoria, linguaggio, partito democratico