In quel di
Firenze la settimana trascorsa è stata caratterizzata dalle
volontarie dimissioni dell'Assessore alla Cultura.
Giovanni Gozzini è stato, infatti, reo di aver espresso,
in una trasmissione radiofonica su Controradio che tiene da anni (da ben prima di fare l'assessore), la propria opinione sul progetto dei
Della Valle (il volto calcistico dei padroni della città) circa la costruzione di un
nuovo stadio a Castello.
La vicenda di Castello e più in generale di quella porzione di Piana ad ovest di Firenze su cui insistono infinite ambizioni cementizie (fortunatamente quelli che ambiscono a costruire sulle pendici di Fiesole sono assai meno) attraversa le cronache della città da un tempo infinito. C'era ancora il PCI ed era una notte del giugno 1989 la prima volta che
la storia invase le cronache.
Della vicenda Gozzini, persona che spesso racconta opinioni assai diverse da questo blog, sembra scivolare come niente sia la disciplina monolitica che il Sindaco impone alla Giunta. sia la pantomimia delle dimissioni volontarie con pubblico
mea culpa, esperienza già provata dal predecessore
Simone Siliani. Il problema, ovviamente, non è la giusta immagine di organismo compatto e coeso che una giunta deve avere ma l'indiscutibilità delle proposte su cui il Sindaco concorda. La questione non è di poca differenza, infatti il povero Giovanni Gozzini la storia dello stadio di Castello non l'aveva appresa nella Giunta ma sul giornale. Più subdola ed efficace la
posizione del Presidente della Regione che ha proposto uno scambio di volumi, dimodoche il vantaggio economico dei costruttori non cresca oltremisura. Anzi una buona soluzione potrebbe essere quella di trasferire i volumi della regione accanto al Polo Scientifico, proprio laddove qualcuno vorrebbe girare la pista dell'aereoporto cosicché la penosa diatribia sul suo sviluppo cesserebbe per sempre.
La vicenda urbanistica di Firenze è complessa, gli appetiti sono ovviamente smisurati e lo sviluppo della città risulta come l'equilibrio di questi appetiti. Così è. Ed ovviamente governare l'urbanistica cittadina è un rapporto con questi appettiti e con i poteri che li sostengono. Di questo il nostro eroe doveva tenerne conto quanto liberamente ha espresso il suo pensiero. Però, per una volta, possiamo pure parteggiare per il nostro
don Quijote: è suo il merito di aver mostrato il clima cittadino rispetto allo sviluppo urbanistico.