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RICERCA PRECARIA
Una storia di precariato nella ricerca italiana
Lulu Editore



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RICERCA PRECARIA


Giuditta - Gennaio 2009
La Repubblica - 14 Marzo 2008
La Nazione - 7 Marzo 2007


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Racconti di Cibo

in Toscana:

San Donato (FI) - Palazzo Pretorio
Firenze - Il Faraone
Firenze - Fiorella
San Casciano (FI) - Il Gallo Giallo
Livorno - In Caciaia
San Giminiano (SI) - Osteria del Carcere
Marina di Castagneto (LI) - Ciro
Gaiole (SI) - Il Carlino d'Oro
Cecina Mare (LI) - Olimpia


martedì, 30 settembre 2008
La debolezza del partito Poco Democratico consiste, nei fatti, nel subire dal Partito del Popolo l'agenda di governo e dalla aggregazione dipietrista l'agenda dell'opposizione. Un solo alleato all'orizzonte, certo non piccolo: la CGIL.

Sarà importantantissimo che il sindacato italiano stabilisca rapporti di forza e limiti di questa unione indispensabile. Diversamente potrebbe essere trascinato in un gorgo di incapacità operativa che ne segnerebbe le sorti brevemente. Se, in fondo, una forza politica sopravvive nel medio periodo come rappresentanza istituzionale (e comunque governo in molte amministrazioni locali, saranno probabilmente molte meno dopo la primavera del 2009) un sindacato, alla fine, esiste in funzione dei risultati che porta a casa.

Se le cose non si muovono, comunque, le sorti dipietriste alle elezioni europee potranno esser radiose. Rimarrebbe l'unico luogo potabile per candidature indipendenti e soprattutto saprebbe couagulare in sé l'immagine dell'opposizione. Il PD, infatti, sia per la campagna elettorale, sia per la contraddizione di aver affrontato in solitudine l'allarme democratico del putinismo è condannato ad una opposizione di sostanza. E la sinistra, attende. Su, su ...speriamo che si muova.
postato da: dalovi alle ore 09:27 | Permalink | commenti
categoria:politica, partito democratico
lunedì, 29 settembre 2008
Due scenari, assai in contraddizione, sembrano emergere circa le prospettive di (ri)costruzione di una sinistra in Italia. Entrambi questi scenari rigurdano il gruppo vendoliano che fino a domenica aveva, quasi in esclusiva, la possibilità di dettare tempi e modi del percorso.

Negli incontri con gli altri possibili protagonisti del percorso, ufficialmente riservati, Vendola ha posto l'accento sulla necesseità di tempi lunghi per evitare che la separazione da Rifondazione disperdesse energie e denari. Il possibili leader della sinistra indicava in dicembre il momento del passaggio.

Nell'assemblea costituente della associazione che consegue alla sua area congressuale, invece, sembra che abbia pubblicamente sostenuto l'inopportunità di costruire un soggetto della sinistra prima delle elezioni europee, lasciando comunque la possibilità ai territori in condizioni più avanzate di partecipare in forma autonoma alle elezioni amministrative. Il pericolo sarebbe ovviamente lo sbarramento al 5%. La speranza sarebbe quella di un fallimento della gestione Ferrero e quindi di Rifondazione ed il rilancio della sinistra con l'obiettivo delle politiche del 2013 e di trovarsi, nel frattempo, in alcuni territori la sinistra organizzata dal basso.

Solo che la scelta, comprensibile, ha tre esiti possibili. Rifondazione crolla, il PD resiste: esisterebbe così pure Veltroni e la sua vocazione maggioritaria. Rifondazione tiene o cresce, il PD crolla: Ferrero e l'autonomismo già demoproletario ne esce rafforzato; D'Alema si impossessa del PD e la sinistra ci finisce dentro; crollano PD e Rifondazione: ecco che vi sarebbero forse gli spazi per ricostruire la sinistra. Solo che una probabilità su tre è un po' poca per costruire la sinistra.

Circa la seconda ipotesi sono infinitamente preuccupanti gli accenti posti dagli analisti dell'area Vendola circa la non comprensione dei meccanismi di cambiamento in atto nel capitalismo mondiale ed italiano.  Insomma le crisi finanziarie come elemento struttuarale dei processi di accumolo ed il loro spingere verso soluzioni autoritarie potrebbero ormai esser date per acquisite.

Due parole, infine, sulla riproposizione di Veltroni come leader dell'opposizione e sul conseguente riavvicinamento tra Berlusconi e D'Alema. L'Africano come leader dell'opposizione non è  ormai molto credibile e la CGIL sarebbe bene che misurasse con precisione le proprie forze prima di lasciarsi coinvolgere nello scontro.

postato da: dalovi alle ore 09:18 | Permalink | commenti
categoria:politica, sinistra, cosa rossa
sabato, 27 settembre 2008

Si narra ma ancora non sono state fatte verifiche dirette che quello che segue sia l'emendamento Brunetta finalizzato ad impedire il proseguire delle stabilizzazioni e interrompere i rapporti di lavoro precari.


A.C. 1441-quater


Emendamento all’Art.37



Dopo l’ART.37 è inserito il seguente:


Art. 37-bis”

(Disposizioni in materia di stabilizzazioni)


  1. Le risorse finanziarie di cui all’articolo 66, comma 5, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008, n. 133 e quelle destinate alle assunzioni a tempo indeterminato da parte delle amministrazioni pubbliche, di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, si intendono riferite esclusivamente alle procedure di reclutamento di cui all’articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001 ed alle eventuali progressioni verticali del personale fatto salvo quanto previsto dal comma 5. Sono abrogati l’articolo 1, commi 417, 418, 419, 420, 519, 529, 558, 560 e 644 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e l’art. 3, commi 90, 92, 94, 95, 96 e 97 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fatte salve, fino al 31 dicembre 2009, le disposizioni speciali contenute nella normativa abrogata riferite al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e a quello di cui all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215.


  1. Alla data di scadenza dei relativi contratti le amministrazioni pubbliche di cui al comma 1 non possono in alcun caso proseguire i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e quelli di lavoro subordinato a tempo determinato in contrasto con la disciplina di cui agli articoli 7, comma 6, e 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il divieto di cui al presente comma si applica anche ai contratti prorogati ai sensi dell’art. 1, comma 519, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e dell’art. 3, commi 92 e 95, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; tali contratti sono risolti alla data di scadenza oppure, ove manchi il termine finale del contratto, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.


  1. Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni di cui al comma 1, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell’articolo 35, comma 4 del decreto legislativo n. 165 del 2001, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso per il personale non dirigenziale in servizio al 1° gennaio 2007 con contratto di lavoro a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore al 1° gennaio 2007 e per il personale non dirigenziale in servizio al primo gennaio 2008 con contratto di lavoro a tempo determinato che consegua i tre anni di anzianità di servizio in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 28 settembre 2007.


  1. Nel triennio 2009-2011 le amministrazioni pubbliche nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno e previa autorizzazione ai sensi dell’ art. 35, comma 4 del decreto legislativo n. 165 del 2001, possono altresì bandire concorsi pubblici per titoli ed esami finalizzati a valorizzare l’esperienza professionale maturata dal personale di cui al comma 3 nonché in ragione dell’ attività lavorativa prestata presso pubbliche amministrazioni per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007, in virtù di contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati anteriormente a tale data.


  1. Per il triennio 2009-2011 le amministrazioni, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti in materia di assunzioni, possono assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all’ art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, il personale in possesso dei requisiti di anzianità previsti dal comma 3 maturati nelle medesime qualifiche e nella stessa amministrazione. Sono a tal fine predisposte da ciascuna amministrazione apposite graduatorie, previa prova di idoneità ove non già svolta all’atto dell’assunzione. Le predette graduatorie potranno avere efficacia non oltre il 31 dicembre 2011.


  1. Nella programmazione triennale del fabbisogno rideterminata ai sensi del presente articolo e delle norme in materia di organici contenute nel decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito in legge, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2008 n. 133 le amministrazioni di cui al comma 1 prevedono le procedure di mobilità, i concorsi da bandire e le assunzioni da effettuare compatibilmente con i vincoli finanziari scaturenti dal regime assunzionale e con quelli relativi al contenimento della spesa del personale.

Al momento non sono chiarissime tutte le conseguenze. Soprattutto il permanere dei vincoli assurdi nel turn-over ed il regime autorizzativo.
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categoria:lavoro, precariato, terrore
sabato, 27 settembre 2008
Il sito internet di una brava persona, Umberto Guidoni, è stato attaccato dai neonazisti, ossia da dei tipi piuttosto assurdi che hanno scritto viva il nazionalsocilismo e hanno messo una foto della torre Eiffeil, dipoi avevano pure scritto viva il terzo reich. In minuscolo, per di più.

Pur essendo chiaro che non è di questi neaonazisti di cui aver paura, soprattutto se la loro offensività consiste nell'attaccare siti internet (dei cui contenuti sembrano aver timore) è doveroso esprimere la propria solidarietà ad Umberto Guidoni. Umberto, per come l'ho conosciuto, è persona così brava e colta da poter essere modesta, da non aver timore di confrontarsi.
postato da: dalovi alle ore 16:33 | Permalink | commenti
categoria:politica, sinistra, cosa rossa
venerdì, 26 settembre 2008
In quel di Firenze la settimana trascorsa è stata caratterizzata dalle volontarie dimissioni dell'Assessore alla Cultura. Giovanni Gozzini è stato, infatti, reo di aver espresso, in una trasmissione radiofonica su Controradio che tiene da anni (da ben prima di fare l'assessore), la propria opinione sul progetto dei Della Valle (il volto calcistico dei padroni della città) circa la costruzione di un nuovo stadio a Castello.

La vicenda di Castello e più in generale di quella porzione di Piana ad ovest di Firenze su cui insistono infinite ambizioni cementizie (fortunatamente quelli che ambiscono a costruire sulle pendici di Fiesole sono assai meno) attraversa le cronache della città da un tempo infinito. C'era ancora il PCI ed era una notte del giugno 1989 la prima volta che la storia invase le cronache.

Della vicenda Gozzini, persona che spesso racconta opinioni assai diverse da questo blog, sembra scivolare come niente sia la disciplina monolitica che il Sindaco impone alla Giunta. sia la pantomimia delle dimissioni volontarie con pubblico mea culpa, esperienza già provata dal predecessore Simone Siliani. Il problema, ovviamente, non è la giusta immagine di organismo compatto e coeso che una giunta deve avere ma l'indiscutibilità delle proposte su cui il Sindaco concorda. La questione non è di poca differenza, infatti il povero Giovanni Gozzini la storia dello stadio di Castello non l'aveva appresa nella Giunta ma sul giornale. Più subdola ed efficace la posizione del Presidente della Regione che ha proposto uno scambio di volumi, dimodoche il vantaggio economico dei costruttori non cresca oltremisura. Anzi una buona soluzione potrebbe essere quella di trasferire i volumi della regione accanto al Polo Scientifico, proprio laddove qualcuno vorrebbe girare la pista dell'aereoporto cosicché la penosa diatribia sul suo sviluppo cesserebbe per sempre.

La vicenda urbanistica di Firenze è complessa, gli appetiti sono ovviamente smisurati e lo sviluppo della città risulta come l'equilibrio di questi appetiti. Così è. Ed ovviamente governare l'urbanistica cittadina è un rapporto con questi appettiti e con i poteri che li sostengono. Di questo il nostro eroe doveva tenerne conto quanto liberamente ha espresso il suo pensiero. Però, per una volta, possiamo pure parteggiare per il nostro don Quijote: è suo il merito di aver mostrato il clima cittadino rispetto allo sviluppo urbanistico.
postato da: dalovi alle ore 09:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, territorio, partito democratico