In questi giorni, assai tristi se osservati verso il Parlamento, vi son due
performance mirabolanti da osservare. I due fatti, forse
quasi fatti, parlamentari sono:
- l'approvazione in prima lettura al Senato del cosiddetto testamento bilogico;
- l'approvazione in prima lettura alla Camera del cosiddetto federalismo.
Sono entrambe approvazioni in prima lettura, ossia vessilli da esibire piuttosto che leggi operative. Al momento, in attesa che l'Arcoriano riesca a far approvare quella modifica per cui il voto delle camere sarà determinato da lui medesimo grazie ad un cenno della testa e trasmesso in via telematica da un fido scudiero, le leggi debbono essere approvate da entrambe le camere e, per così dire, manca ancora almeno metà dell'opra. Tutti però parlano della cosa come fossero fatti, un po' come per le famose
vacche di Mussolini.

Dipoi, in entrambi i casi,
il linguaggio indica contenuti diversi dalle cose. Ma siccome così non può essere si sappia che il concetto di testamento significa da oggi la volontà degli altri sulla tua morte (un tempo aveva significato esattamente opposto) e la parola federalismo significa invece centralismo burocratico regionale.
Un lettore paziente e con ampie capacità di gestire la propria ira potrebbe andare a leggersi i resoconti stenografici in corso di seduta, ossia quel che è stato detto al Senato durante la discussione sul testamento biologico in cui, senza ritegno, alimentazione e idratazione forzate (son loro che parlano così) sono scambiate per diritto a rimanere in vita (contro la propria volontà) grazie alla non esecuzione di una condanna a morte per fame e sete.
Ma la perla, direi la sublime perla è la discussione dell'
emendamento 3160 a firma di
Dorina Bianchi.
Dorina Bianchi è colei che ha sostituito Ignazio Marino
alla presidenza del gruppo PD nella commissione sanità (prima di essere PD Dorina Bianchi è stata nel centrodestra, poi nell'UDC ed ha nel suo
palmares l'esser stata relatrice della legge sulla procreazione assistita). Sì, Sì incredibile ma
il PD aveva un ottimo capogruppo in commissione sanità ed ha immediatamente provveduto a sostituirlo poiché quand'anche cattolico non era ortodosso e integralista. Detto in altri termini quando una cosa, per caso, va bene si provvede subito a peggiorarla.
La discussione dell'emendamento (è lunga assai) la riportiamo in fondo per non interrompere il testo ed annoiare chi non vuol leggerla.
L'
argomento dell'emendamento, nella sostanza,
è il divieto di alimentazione ed idratazione forzate nei confronti di coloro che non sono in grado di assorbire nutrienti. Ossia secondo la senatrice Dorina Bianchi (sublime il passo in cui dice di parlare a titolo personale, ossia il PD sceglie una capogruppo che dipoi , in aula, parla a titolo personale non paga del moderatismo cattolico che è riuscita ad imporre a titolo collettivo) colla legge così come approvata sarebbe possibile
idratare e alimentare (sempre contro la loro volontà perché di questo si tratta) coloro a cui questo non serve. La causa di tanta supposta assurdità risiede nel fatto che per aggirare la Costituzione i fautori della legge sostengono che alimentazione e idratazione nei malati terminali incapaci di alimentarsi e idratarsi da soli non rientrano in una pratica medica ma sono sostegno vitale (nuova categoria dell'azione in ospedali ovviamente non appartenente all'attività sanitaria che assai probabimente i sanitari dovrebbero rifiutarsi di svolgere).
Ovviamente alla senatrice Dorina Bianchi è stato obiettato che quando il corpo non assorbe non sono più sostegni vitali e quindi la legge perde di competenza.
In vero nel corso del dibattito il relatore, l'improvvido senatore Calabrò, introduce una riformulazione dell'emendamento su cui si apre una discussione tragicomica visto l'argomento (dare forzatamente da bere e da mangiare a chi non può assimilarla) tra coloro che temono che l'emendamento se approvato apra un varco interpretativo nella legge e coloro che cercano di portare a casa il medesimo in modo da costrungere nei fatti il PD o almeno una sua parte a votare la legge.
In un angolo i pochi senatori ragionevoli assistono esterefatti ed intervengono cercando di mettere in rilievo quanto fosse stupido il dibattere. La posta in palio, comunque, era che nel PD gli oppositori alla legge divenissero minoranza.
Arrivati al voto sul testo riformulato, che la senatrice Bianchi prima accoglie, poi non accoglie e poi riaccoglie, il relatore Calabrò prova ad esprimere parere non favorevole.
Anche Schifani ha un sussulto facendo presente che essendo il medesimo Calabrò l'autore della riformulazione era ardua che non espriemesse un parere favorevole sulla stessa. Così il senatore Calabrò ritira la riformulazione e dipoi si vota l'emendamento originario della senatrice Bianchi dopo altri brevi assurdi passaggi.
Insomma
una mezzoretta di comiche parlamentari giusto per sostenere le posizioni dell'Arcoriano in materia di modesta utilità del Parlamento medesimo, posizioni che nello stato attuale hanno la forza dei fatti e producono interessanti conseguenze sulla democrazia. Del resto il PD circa il cosiddetto
testamento biologico è solo interessato a salvare le proprie tre facce, quella cattolica ortodossa, quella pragmatico centrista e quella liberal riformista (ormai sempre più minoritaria ed esigua).
Più silenziosamente, per la sfortuna della Lega che prima di ogni campagna elettorale vede di portare a casa qualche vessillo per i propri elettori, alla Camera si discuteva e si approvava una legge per moltiplicare le burocrazie dello stato. Non che questo paese non abbia bisogno delle autonomie locali, anzi su di esse si dovrebbe fondare ed in esse occorrerebbe introdurre le riforme politiche indispensabili. Si tratta di un testo vuoto che nella migliore delle ipotesi produrrà un aumento di spesa pubblica e soprattutto di
una legge delega, una prassi da aborrire in tema di riforma dello stato. Vota contro l'UDC, si astiene il PD (onore all'intervento di Furio Colombo in dissenso) e
approva l'Italia dei Valori di Di Pietro. Eh sì. Quando si tratta di Molise
l'inciucio cambia nome e diviene riforma condivisa.
Ma abbiamo chiaro a chi siamo in mano? Quali sono le loro priorità? Perché Berlusconi vince le elezioni?
Ed ecco a voi la perla di dibattito parlamentare (seguono divertite noticine).
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.160.
BIANCHI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI (PD). Signor Presidente, vorrei dire... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, scusate, posso avere la possibilità di ascoltare meglio la senatrice Bianchi?
BIANCHI (PD). Come dicevo, signor Presidente, intervengo a titolo personale^.
Il disegno di legge che stiamo discutendo, lo abbiamo detto tante volte, tocca le coscienze di tutti.
L'appello che rivolgo alla maggioranza è di considerare questo emendamento come un testo proposto da esponenti del Senato, non da esponenti dell'opposizione.
Ai colleghi del mio Gruppo chiedo, allo stesso modo, di non guardare a questo emendamento come ad una proposta che viene da esponenti cattolici che hanno come unico desiderio quello di rispondere ad una gerarchia ecclesiastica. Mi rivolgo a tutti voi - almeno ci provo - per permettere all'Aula di svolgere... (Brusìo).
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, senatrice Bianchi. Così lei non può parlare, non è possibile; lo dico io per lei.
Colleghi, si sta illustrando un emendamento estremamente delicato, al di là della delicatezza dell'intera materia. Stiamo discutendo di idratazione e di alimentazione; questo emendamento introduce un'ipotesi nuova rispetto a quelle già discusse.
BIANCHI (PD). La ringrazio, signor Presidente.
Mi rivolgo a tutti voi - almeno ci provo - per permettere all'Aula di svolgere una riflessione profonda, che ci consenta di intervenire con razionalità e umanità su una legge che coinvolge medicina, biologia, vita e morte. La sospensione della nutrizione e dell'idratazione, soprattutto nello stato vegetativo e nei casi in cui un paziente è incapace di intendere e di volere, è inevitabile che generi grandi controversie.
Per quanto mi riguarda, non posso non tener conto di alcuni elementi essenziali. Primo: l'individuare la nutrizione e l'idratazione tra gli atti definibili cura o terapia ci permette di richiamare e invocare l'articolo 32 della Costituzione, fondante il principio della libertà di cura. Va detto che i principi costituzionali sono tanti e, gerarchicamente, vanno bilanciati e portati ad un equilibrio giuridico. Pertanto, i principi del diritto alla salute, della solidarietà, della dignità e del rispetto della tutela degli incapaci non possono avere minore rilevanza rispetto alla libertà di cura. Secondo: deve essere messo in evidenza che la sospensione di idratazione e nutrizione porterà a morte certa ed inevitabile.
Appare dunque veramente molto chiara la differenza tra il rifiuto delle cure, a cui si appella l'articolo 32 della Costituzione, e la sospensione della idratazione e della nutrizione. Con il rifiuto della cura il soggetto morirà, probabilmente, a causa della propria patologia, che seguirà il naturale decorso senza l'intervento della medicina. Con la sospensione della idratazione e della nutrizione, invece, il soggetto morirà certamente, non più con la propria patologia, ma per disidratazione e denutrizione*.
Perché e quando nasce il problema della nutrizione e della idratazione? Nasce nel 1975, quando una giovane di 22 anni, Karen Quinlan, entra in stato vegetativo e i genitori iniziano una battaglia legale per staccare il respiratore che la tiene in vita. Nel momento in cui vincono la battaglia legale e il respiratore viene staccato, l'evento della morte non avviene e quella ragazza continuerà a vivere per altri dieci anni. Altri casi sono quello di Helga Wanglie, nel 1988, o di Baby K, nel 1992. Sono tutti casi in cui viene sospesa una terapia, ma i pazienti continuano a vivere.
E allora, colleghi, dico che, mentre questo disattende i principi di inviolabilità della vita, della solidarietà e della intangibile tutela dei soggetti incapaci (princìpi che sono stati fino ad oggi alla base dell'etica medica e della nostra Costituzione, alla quale nessuno di noi vuole rinunciare), va detto altrettanto chiaramente però che la capacità della medicina tecnologica di intervenire nel processo della morte è tale che oggi, in una percentuale elevata di casi, il momento della morte può dipendere soprattutto da una decisione del medico.
Quindi, con altrettanta chiarezza e determinazione, va detto che l'idratazione e la nutrizione devono essere sospese nel momento in cui il paziente non è più in grado di assimilare sostanze nutritive ed idratanti perché in questo caso l'idratazione e la nutrizione finirebbero con l'assumere i connotati dell'accanimento terapeutico.
Colleghi, il compito del legislatore è quello di definire un limite, di offrire al medico ed al paziente un criterio attraverso il quale poter operare scelte comunque delicate. L'emendamento 3.160 sul quale dobbiamo esprimerci tenta di andare in questa direzione. Per questo chiedo a tutti i colleghi di condividere, con i quattro firmatari, tale emendamento.
BAIO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BAIO (PD). Signor Presidente, intervengo perché la presentazione che ha fatto ora la senatrice Bianchi del suo emendamento si riferisce anche all'emendamento successivo 3.161, firmato da me e dal senatore Gustavino. So benissimo che ogni singolo emendamento viene votato in modo autonomo, però chiedo al relatore di valutarli entrambi perché prevedono la stessa identica fattispecie: una unica possibilità di sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione qualora si determini un quadro clinico ben preciso e quindi l'accertamento della impossibilità di assorbimento. In questo caso si tratterebbe di disumanità e non di un sostegno vitale.
Chiedo quindi al relatore, rispetto al parere di contrarietà espresso questa mattina, se riconferma tale parere o se, invece, intende riconsiderarlo.
BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signor Presidente, vorrei svolgere un brevissimo intervento intanto per annunciare il mio voto favorevole agli emendamenti 3.160 e 3.161 che sono, di fatto, sovrapponibili - naturalmente, parlo a titolo assolutamente personale - e per associarmi a quanto detto dalle due colleghe che mi hanno preceduto nell'invitare il relatore ed il Governo a considerare a fondo questi due emendamenti che nulla tolgono al significato del comma 6 dell'articolo 3. Sanciscono, infatti, un concetto che mi sembra di buon senso e che per qualunque medico dovrebbe essere tale: che cioè ci possono essere situazioni nelle quali qualunque terapia può non essere più adatta per il soggetto e può diventare una forma di accanimento terapeutico.
Invito pertanto veramente a considerare ciò con grande attenzione perché vi possono essere casi in cui, non essendoci più assimilazione ed assorbimento, anche l'idratazione e la nutrizione possono diventare accanimento terapeutico.
Chiedo quindi di aggiungere la mia firma agli emendamenti 3.160 e 3.161 e spero che le considerazioni svolte possano trovare accoglienza da parte del relatore e del Governo. (Applausi dei senatori Massimo Garavaglia e Cagnin).
CALABRO', relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALABRO', relatore. Signor Presidente, come più volte è stato ribadito in Aula, riteniamo l'idratazione e l'alimentazione come sostegno vitale e non assolutamente terapia medica ed intendiamo ribadirlo in questa occasione.
Ciò non toglie che dall'analisi emerge che i due emendamenti, il 3.160, di cui è prima firmataria la collega Bianchi, ed il 3.161, sollecitato alla lettura dalla collega Baio, ripercorrono una strada che senz'altro rientra nella logica da cui siamo partiti. Per tale ragione ritengo che si possa prendere in considerazione quanto scritto nell'emendamento della collega Bianchi, considerando anche alcuni punti dell'emendamento della collega Baio: proporrei pertanto una riformulazione sulla quale, se accettata dalla collega Bianchi, esprimerei un parere favorevole.
Innanzitutto ritengo, proprio nella logica del comma di cui stiamo parlando, che tale aggiunta vada effettuata in continuità al comma 6 e non come comma aggiuntivo. Pertanto, alla fine del comma 6, si verrebbe ad aggiungere la seguente frase, che viene presa essenzialmente dall'emendamento della collega Bianchi: "La sospensione di idratazione ed alimentazione è possibile solo qualora sia presente evidenza clinica di perdita irreversibile della funzione propria dell'individuo di assorbimento e di metabolismo. La valutazione in merito deve essere formulata dal collegio medico di cui al secondo periodo del comma 7".°
SACCONI, ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SACCONI (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, ritengo doveroso esprimere a questo punto anche il parere del Governo, che è assolutamente conforme a quello testé proposto dal relatore. Siamo, infatti, in presenza di una fattispecie che può riferirsi a quella di un malato terminale e la riformulazione del relatore, anche per la collocazione nella quale si verrebbe a trovare all'interno del testo, rappresenta un ovvio, vorrei dire anche opportuno, complemento della definizione principale.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Colleghi, molti senatori chiedono di intervenire, farò parlare tutti. Do la priorità alla presidente Finocchiaro, come Capogruppo. (Commenti del senatore Astore). Senatore Astore, io seguo delle regole: se avesse chiesto la parola il presidente Belisario avrebbe avuto lo stesso trattamento.
Ha facoltà di parlare la senatrice Finocchiaro.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, mi spiace anche per i colleghi, vorrei solo chiedere un chiarimento. Forse la domanda che intendo porre al relatore può agevolare anche gli interventi successivi.
Senatore Calabrò, se ho capito bene, la riformulazione dell'emendamento 3.160 esclude il riferimento, contenuto nell'emendamento Bianchi, comunque al consenso informato ed alla figura del fiduciario. Lei ha cioè proposto una riformulazione che condiziona l'ammissibilità di idratazione e nutrizione e che salta il riferimento al consenso informato?
CALABRO', relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALABRO', relatore. Stiamo facendo riferimento alla presenza del collegio medico, così come previsto nella restante parte dell'articolo, che deve analizzare lo stato clinico del soggetto.
FINOCCHIARO (PD). Sì, ma la mia domanda è un'altra. Le chiedo scusa, perché delle due l'una: se salta il riferimento al consenso informato si tratta di una direttiva che si dà ai medici, e quindi è una direttiva che solleva dalla responsabilità, si dà una guida, si offre un usbergo ai medici, i quali interrompono l'idratazione e la nutrizione quando l'organismo non sia più in grado di metabolizzarle. Se invece si consente il riferimento al consenso informato, la questione è un'altra: idratazione e nutrizione possono essere oggetto di consenso informato, e quindi di dichiarazione anticipata di trattamento, esclusivamente per quell'ipotesi di fine vita nella quale l'organismo di chi ha dichiarato la propria volontà non sia più in grado di metabolizzare la nutrizione e l'idratazione che gli vengono somministrate. Cambia il senso, questo volevo dire. Cioé, il senso autentico dell'emendamento della senatrice Bianchi viene o non viene tramutato dalla sua riformulazione?
CALABRO', relatore. Come sembra chiaro anche dalla riformulazione, non viene modificato, nel senso che si fa riferimento alla possibilità solamente del collegio medico che analizzi lo stato clinico e, in rapporto all'evidenza clinica dei dati che vengono rappresentati in questo emendamento, può fare la scelta della sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione.
BIANCONI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCONI (PdL). Signor Presidente, voterò, con molto rammarico, contro qualsiasi riformulazione. Stamattina in quest'Aula si è verificato un fatto straordinario: abbiamo blindato come principio di sostentamento vitale l'idratazione e l'alimentazione. Ieri abbiamo spiegato a tutto il mondo che ci osserva il significato dell'espressione accanimento terapeutico. L'una e l'altra norma evitavano qualsiasi possibilità d'interpretazione, non da parte nostra o da parte dei medici, ma da parte dei magistrati che ci hanno portato a questa situazione.
Pertanto, non riesco proprio a comprendere questa nuova formulazione e questa apertura, che anzi può realmente esporci ad una situazione di grave pericolo. Chiedo ai colleghi, che fino a questa mattina erano fermi su un principio chiaro e genuino volto a garantire una blindatura rispetto all'alimentazione e all'idratazione, di rimanere coerenti con il suddetto principio.
Qualsiasi norma che garantisse un'apertura, anche minima, con riferimento alla prassi clinica e medica che già oggi viene seguita all'interno degli ospedali, può rappresentare un grimaldello in più nelle mani del magistrato. Credo che di interpretazioni dei magistrati, che vorrebbero scrivere le norme al nostro posto, ne abbiamo avute già abbastanza. Il Parlamento deve predisporre norme chiare, altrimenti questo provvedimento si trasforma in un colabrodo. Non ci possiamo assolutamente permettere questo stop and go. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai colleghi che vogliono intervenire su questa riformulazione, ho il dovere procedurale di chiedere ai presentatori dei due emendamenti in esame se accolgono la riformulazione del relatore. Altrimenti, si rischia di portare avanti un dibattito che poggia sul nulla.
BIANCHI (PD). Signor Presidente, accolgo la riformulazione proposta dal relatore.
BAIO (PD). Signor Presidente, anch'io accolgo la riformulazione del relatore, che interpreta perfettamente ciò che volevo esprimere attraverso l'emendamento da me presentato.
LUSI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUSI (PD). Signor Presidente, personalmente non posso accogliere la riformulazione proposta dal relatore. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Pertanto, per non creare problemi agli altri presentatori dell'emendamento, ritiro la mia firma dall'emendamento.
PRESIDENTE. É nella sua facoltà.
LONGO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LONGO (PdL). Signor Presidente, senatrici e senatori, credo che vi sia un equivoco di fondo. Voterò, per una ragione di carattere logico, contro gli emendamenti in esame, quindi anche contro la riformulazione proposta dal relatore.
Quando si parla di idratazione e di alimentazione come sostegno vitale non si fa una dichiarazione di carattere generale, ma ci si riferisce al sostegno vitale nei confronti di uno specifico soggetto. Se il presupposto è che questo Tizio, Caio o Sempronio non può assorbire né acqua né cibo per ragioni metaboliche, l'idratazione e l'alimentazione cessano di essere, "per la contradizion che nol consente", sostegno vitale nei suoi confronti. (Applausi dal Gruppo PD**). Pertanto, un qualsiasi operatore sanitario che operasse in queste condizioni per idratazione e altro farebbe un'attività inutile che non gli è assolutamente consentita. Ma non gli é consentita non perché è un trattamento sanitario, ma perché non è un sostegno vitale in riferimento al soggetto nei confronti del quale dovrebbe operarsi. (Applausi dei senatori Sbarbati, D'Ambrosio e Della Monica).
ASTORE (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ASTORE (IdV). Signor Presidente, non vorrei apparire come colui che pretende di intervenire prima di altri: avevo chiesto la parola - non so se prima della collega Finocchiaro ed è giusto che un Presidente di Gruppo abbia la precedenza - a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori. Dico subito all'amico Calabrò - non so se è lui il demonio della frase di San Matteo - che credo non sia possibile introdursi e cercare di dividere gli altri su una questione che noi dobbiamo assolutamente rifiutare.
Noi avevamo superato con alcuni emendamenti ponte i termini idratazione e alimentazione, nominalisticamente cioè vi avevamo rinunciato; alcuni nostri emendamenti avevano addirittura dichiarato che erano sostegno vitale, ma voi li avete assolutamente rifiutati. Oggi non si può accettare un emendamento - permettetemi di dire anche se non sono un medico - con il quale si vuole alimentare un soggetto che è già praticamente morto. Diciamo in maniera chiara no perché è una presa in giro. Su questa legge vogliamo un rapporto politico in maniera diversa. Non si preoccupi, quindi, la senatrice Bianconi.
Anche gli applausi di una parte del centrodestra sono indicativi. Il rapporto politico su questa legge, caro Calabrò, lo volevamo in maniera diversa: leale, sincero, come lo avevamo impostato nei primi giorni di dibattito in Commissione. Queste furbizie non ci interessano, questi ammiccamenti e queste strizzatine d'occhio le rifiutiamo con estrema lealtà, nel rispetto di tutte le opinioni. Se si voleva fare un accordo, lo potevamo rinvenire nella proposta della collega Soliani, nell'emendamento della senatrice Finocchiaro e in una decina di emendamenti a cui questa mattina avete detto assolutamente «no». Mi riferisco a quelli presentati dal nostro Gruppo, sia dal senatore Mascitelli che da altri senatori. Vogliamo che all'esterno si sappia, con chiarezza, come la pensiamo; non vogliamo consegnare alla nostra comunità nazionale un obbrobrio di legge, che sembra quasi un compromesso dovuto ad altre motivazioni. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
GUSTAVINO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUSTAVINO (PD). Signor Presidente, intervengo soltanto per dire che ritiro l'emendamento 3.200 di cui sono firmatario, in quanto lo ritengo ricompreso nella riformulazione adesso proposta in cui sostanzialmente si affermano le stesse cose in forma più precisa, evidenziando la necessità di un dato clinico e riportando anche il medico in una situazione centrale. Essendo cofirmatario peraltro degli emendamenti 3.160 e 3.161 annuncio il voto favorevole sulla riformulazione proposta.
D'UBALDO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'UBALDO (PD). Signor Presidente, chiedo, di aggiungere la firma all'emendamento 3.160, come riformulato.
MARINO Ignazio (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO Ignazio (PD). Signor Presidente, annuncio il mio voto decisamente contrario, perché quello che è scritto in questo emendamento significa, con molta chiarezza, che il paziente non è in grado, lo dice il linguaggio, di assorbire i nutrienti che vengono somministrati. Sarebbe un po' come dire ai medici che dopo diversi tentativi di defibrillare il cuore, si devono fermare perché il cuore non risponde più. Io non credo che il nostro compito sia dare indicazioni mediche alle persone. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). I medici sanno quello che devono fare, lo sanno molto bene e sanno perfettamente che quando il corpo ha cessato le sue funzioni e c'è una situazione di accanimento terapeutico si devono fermare, non dobbiamo dirglielo noi, signor Presidente. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PERDUCA (PD). Domando di parlare per annuncio di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Di fronte alla morte non si può che votare contro questo tipo di emendamento.
PORETTI (PD). Domando di parlare per annuncio di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PORETTI (PD). Siamo arrivati al punto più surreale della nostra discussione e del nostro dibattito. Quando uno è morto, è morto. Personalmente voterò contro questo emendamento.***(Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto perché vorrei pregare il relatore di leggere nuovamente, per l'ultima volta prima del voto, il testo dell'emendamento che l'Aula è chiamata a votare. (Brusìo).
La prego di attendere, senatore Calabrò, perché non è possibile proseguire in queste condizioni.
Sospendo la seduta per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 17,51, è ripresa alle ore 17,57).
La seduta è ripresa. Colleghi, vi invito a prendere posto perché fra trenta secondi indìco la votazione.
Ho sospeso la seduta proprio per dare un segnale all'Aula; purtroppo, non è un modo appropriato di lavorare quello che mi ha costretto a sospendere i lavori. Quando tutti avranno raggiunto i loro posti e si saranno seduti, la Presidenza valuterà se dare la parola o meno ai colleghi che la stanno chiedendo, perché siamo già in votazione.
Prima della votazione, avevo pregato il relatore, in un'Aula che potesse ascoltare il senso di quello che si mette in votazione, di ripetere il contenuto della riformulazione degli emendamenti 3.160 e 3.161, accolti in questa nuova versione dai primi firmatari.
CALABRO', relatore. Signor Presidente, prima di leggere nuovamente la formulazione, il presidente della Commissione intende...
PRESIDENTE. No, lei legga per ora la riformulazione.
CALABRO', relatore. «La sospensione di idratazione ed alimentazione è possibile solo qualora sia presente evidenza clinica di perdita irreversibile della funzione propria dell'individuo di assorbimento e di metabolismo. La valutazione in merito deve essereformulata dal collegio medico di cui al secondo periodo del comma 7».°
PRESIDENTE. L'Aula ha ascoltato attentamente? Siamo eruditi su questo, abbiamo perfettamente compreso?
BIANCHI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCHI (PD). Signor Presidente, non mi ritrovo nella riformulazione per ciò che attiene al riferimento alla "funzione propria", che, se ho ben capito, non era quella precedente.°
PRESIDENTE. È la stessa formulazione; è identica a quella letta in precedenza.
BIANCHI (PD). Signor Presidente, posso vedere il testo scritto? (Il senatore Calabrò consegna il testo scritto dell'emendamento alla senatrice Bianchi).
PRESIDENTE. Do atto al relatore di aver letto nuovamente il testo che aveva già letto in Aula. Questo per un fatto storico, non per altro.
BIANCHI (PD). Va bene così, Presidente, mi scusi.
BIANCONI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCONI (PdL). Signor Presidente, chiedo la votazione a scrutinio segreto.
TOMASSINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOMASSINI (PdL). Signor Presidente, è indubbio che durante il percorso in Commissione molti di noi hanno sempre cercato di fare il massimo dello sforzo per ottenere delle convergenze sui punti più discussi e più dirompenti di questo disegno di legge; mi riferisco, in particolare, a quanto è accaduto per l'articolo 1. A mio avviso, quanto è stato fatto poco fa dal relatore e dal Governo ha rappresentato il massimo di apertura che si potesse realizzare su questo punto nel disegno di legge al nostro esame.
Tuttavia, abbiamo visto che ciò non ha sortito l'effetto che speravamo, vale a dire che si realizzasse veramente un'ampia convergenza; anzi, abbiamo notato una frammentazione e una destabilizzazione maggiori di quelle iniziali. Propongo pertanto di ritirare questo emendamento, altrimenti invito i componenti della mia parte politica a votare contro. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
MORANDO (PD). Ma siamo ormai arrivati al momento del voto!
PRESIDENTE. Senatore Tomassini, lei può proporre alla senatrice Bianchi e alla senatrice Baio il ritiro degli emendamenti 3.160 e 3.161, non certo della riformulazione; non mi sembra, tuttavia, che la sua proposta trovi adesione.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, vorrei capire cosa votiamo dopo la dichiarazione del Presidente della 12a Commissione permanente.
PRESIDENTE. Si vota la riformulazione dei due emendamenti letta dal relatore, in quanto accolta dai presentatori degli emendamenti.
Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
SACCONI, ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. Invero, gli interventi che si sono succeduti hanno rappresentato la situazione descritta poco fa dal Presidente della 12a Commissione permanente. Credo inoltre che per un verso avesse anche ragione il senatore Ignazio Marino quando rilevava come questa disposizione sia in qualche modo ultronea, nel senso che si riferisce alla condizione di un malato terminale che rigetta alimentazione e idratazione; potremmo quindi ritenere che si produca naturalmente la condizione descritta nel testo, soprattutto nella formulazione del relatore.
Il Governo quindi ha condiviso il tentativo di raggiungere un'intesa più ampia, che però sembra non essere possibile; pertanto, si rimette all'Assemblea per la valutazione che essa riterrà, tanto più che, ripeto, in effetti, questa disposizione probabilmente nulla aggiunge e nulla toglie a ciò che la regolazione complessiva dell'articolo 3 consentirà o meno di fare.
CALABRO', relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALABRO', relatore. Signor Presidente, anch'io mi rimetto all'Assemblea. (Commenti dal Gruppo PD).
MORANDO (PD). Ritira l'emendamento!
PRESIDENTE. Colleghi, io ho bisogno di silenzio per poter lavorare e per mettere ordine.
Relatore, mentre il Governo si sta rimettendo all'Aula, lei, da relatore, ha proposto una riformulazione degli emendamenti 3.160 e 3.161, che costituiscono quindi la sua proposta. Lei propone all'Aula una riformulazione accettata e non può, quindi, rimettersi all'Aula°°. Può ritirare la sua proposta di riformulazione e, allora, noi mettiamo in votazione i due emendamenti 3.160 e 3.161 nella formulazione originaria.
MORANDO (PD). Votiamo i due emendamenti!
CALABRO', relatore. Signor Presidente, se è possibile, ritiro la proposta di riformulazione degli emendamenti. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV).
PRESIDENTE. Va bene, questo si può fare, a me spetta il dovere di far rispettare il Regolamento.
Quindi, la proposta di riformulazione degli emendamenti 3.160 e 3.161 è ritirata. Di conseguenza, si torna a votare i due emendamenti nel testo originario.
Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 3.160.
ADRAGNA (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Adragna, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.160, presentato dalla senatrice Bianchi e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Note
^ La Capogruppo in commissione Sanità del PD in aula parla a titolo personale
* Si apprezzi la finezza se uno muore per la sospensione della cura è decorso naturale, se invece muore per la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazioni forzate (ossia contro la sua volontà espressa in precedenza) è conseguenza dell'azione umana. E qui, in questo assurdo della senatrice Bianchi è compresa l'insostenibile pesantezza del volere della Chiesa.
** Il gruppo PD applaude un senatore del PDL che illustra l'illogicità dell'emendamento della capogruppo PD in commissione sanità
*** La senatrice Poretti constata che stanno discutendo dell'assurdo e ricorda che da morti si è morti.
° La senatrice Bianchi si confonde sul testo della riformulazione precedentemente concordato col relatore.
°° Il relatore prova a votar contro se stesso, il senatore Morando (persona seria assai) suggerisce la via d'uscita ed il presidente del Senato alias Schifani (ieri nominato in una gustosa intervista di Marcello dell'Utri) suggerisce al relatore cosa fare.