Ieri un pezzente si è fatto esplodere davanti ad una caserma a Milano. Ingegnere, nato in Libia, due figli. Chissà perché l'ha fatto. Nel farlo ha gridato via dall'Afghanistan. Chissà perché l'ha gridato. Nel leggere le cronache (tipo come è commentata la scelta del giorno 12) si ha la prova che, in fondo, è giusto che Giacobbo sia il vicedirettore di RaiDue. Ma questa è normale questioni di cialtroni o di colore che dir sì voglia. Normale questione ma specificica.
Sembra che il kamikaze abbia perso la mano e la vista. Sembra però che per i giornali, per molti giornali, sia questa una occasione per rinverdire un po' di islamofobia. O per ben più corpose guerre. Eccoli così a sottolineare che l'ingegnere si era avvicinato all'Islam, eccoli ad osservare che, in fondo, con un po' di esplosivo in Internet si trovano le istruzioni per fare una boma ed essere un kamikaze, e pure gli appelli di Bin Laden (o di qualcun altro al suo posto) per essere arruolati. L'argomento è poi buono per gettare discredito e sospetto nei confronti delle immigrati tutti. Non che, come dire, la questione dell'immigrazione sia semplice, essa investe i concetti e le forme di stato nazionale, di internazionalismo, imperialismo e capitalismo. Ecco, però, a leggere Libero si potrebbe osservare che al prossimo prete pedofilo possiamo chiedere la chiusura di tutti gli oratori: la logica sarebbe pure molto più stringente.
Come per ogni evento che può essere legato al terrorismo ed alle questioni internazionali occorrere molta cautela nel valutarlo e nel collocarlo. Insomma che sia fatto privato, fatto politico o un misto di entrambi andrà indagato con precisione. Dipoi i rapporti con la Libia, con coloro che sostengono e con coloro che avversano Gheddafi sono complessi e storicamente involuti. Motivo in più per essere prudenti.
Premessa tutta questa prudenza possiamo però ricordare anche una canzone, La Locomotiva. La ricordiamo perché, appunto, viene citata la guerra santa:
Sembra che il kamikaze abbia perso la mano e la vista. Sembra però che per i giornali, per molti giornali, sia questa una occasione per rinverdire un po' di islamofobia. O per ben più corpose guerre. Eccoli così a sottolineare che l'ingegnere si era avvicinato all'Islam, eccoli ad osservare che, in fondo, con un po' di esplosivo in Internet si trovano le istruzioni per fare una boma ed essere un kamikaze, e pure gli appelli di Bin Laden (o di qualcun altro al suo posto) per essere arruolati. L'argomento è poi buono per gettare discredito e sospetto nei confronti delle immigrati tutti. Non che, come dire, la questione dell'immigrazione sia semplice, essa investe i concetti e le forme di stato nazionale, di internazionalismo, imperialismo e capitalismo. Ecco, però, a leggere Libero si potrebbe osservare che al prossimo prete pedofilo possiamo chiedere la chiusura di tutti gli oratori: la logica sarebbe pure molto più stringente.
Come per ogni evento che può essere legato al terrorismo ed alle questioni internazionali occorrere molta cautela nel valutarlo e nel collocarlo. Insomma che sia fatto privato, fatto politico o un misto di entrambi andrà indagato con precisione. Dipoi i rapporti con la Libia, con coloro che sostengono e con coloro che avversano Gheddafi sono complessi e storicamente involuti. Motivo in più per essere prudenti.
Premessa tutta questa prudenza possiamo però ricordare anche una canzone, La Locomotiva. La ricordiamo perché, appunto, viene citata la guerra santa:
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l'immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli...
[...]
Conosco invece l'epoca dei fatti, qual' era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch' esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti...
Sì. Perché in fondo forse più che invocare la diabolicità di internet, il male dell'islam, l'esposivo, le cantine ed il terrorismo internazionale possiamo pensare alla guerra stanta, alla guerra santa dei pezzenti però. E magari la questione è semplicemente questa: una inane ribellione contro la moderna schiavitù. Ossia contro l'alienazione del vivere in una società in cui, nei fatti, non si hanno diritti (e così è per molti immigrati) nonostante che, più di altri, si contribuisca a costruirne il benessere.
Questo, ovviamente, non giustifica certo il gesto. Anche perché il macchinista ferroviere dei primi del secolo scorso aveva in mano un mito di progresso, il treno appunto, e contro l'ingiustizia lanciava non semplicimente se stesso ma il mito di progresso. Quella del nostro eroe era appunto una bomba proletaria, questa no. E questo è un dei problemi del tempo presente. Dunque coloro che invocano legge ed ordine, coloro che, poiché si tratta di un immigrato impongono rigore della legge sbattano nomi e facce in prima pagina, sappiano che non avranno ordine nel mentre ci sono le ingiustizie. Sappiano che non c'è modo. E coloro che leggono, invece, sappiano che è la loro libertà in gioco e la sicurezza di tutti. E chi ci gioca non sono solo coloro che sono lanciati a bomba ma anche coloro che, dell'altrui esser lanciati a bomba, traggono profitto o stabilizzazione che dir si voglia.





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