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RICERCA PRECARIA
Una storia di precariato nella ricerca italiana
Lulu Editore



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RICERCA PRECARIA


Giuditta - Gennaio 2009
La Repubblica - 14 Marzo 2008
La Nazione - 7 Marzo 2007


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Racconti di Cibo

in Toscana:

San Donato (FI) - Palazzo Pretorio
Firenze - Il Faraone
Firenze - Fiorella
San Casciano (FI) - Il Gallo Giallo
Livorno - In Caciaia
San Giminiano (SI) - Osteria del Carcere
Marina di Castagneto (LI) - Ciro
Gaiole (SI) - Il Carlino d'Oro
Cecina Mare (LI) - Olimpia


martedì, 17 novembre 2009
Per l'Arcoriano siamo al tempo di un nuovo strappo che il presente, pare, lo logori. Ed il motivo per cui lo logora è intrinseco con il suo essere ossia con la sua politica al tempo della società liquida. Detto altrimenti forse è vero che mai potrà convertirla in un regime classico essendo sempre costretto ad annunciare e dipoi inseguire l'annuncio. Nel regime, infatti, basta annunciare. Certo, certo, tra case finte, prime pietre, sudicio napoletano e così via la propaganda per il consenso c'è tutta. Però, però la necessità di ingenerare il bisogno di nuove guerre che  è connaturata alla natura del suo potere, la necessità del rilancio ha una sua peculiarità al tempo della società del consumo. Ossia il sopirla, questione classica nel caso dei regimi, anche foss'altro il soddisfarla non è l'elemento essenziale del successo dall'Arcoriano. L'elemento essenziale è ingenerare il bisogno che lui stesso poi soddisfa, così come avviene per il consumo di beni inutili, ossia per pressochè tutto il consumo al tempo presente. Però questo continuo e pressante bisogno di novità necessariamente conduce il suo sfruttatore a continue crisi di crescita, a mangiare i camerati di ventura. E mangia mangia l'Arcoriano è sempre più grosso, sempre meno nuovo. E, dipoi, ogni morso ha un prezzo di democrazia e la democrazia borghese nel tempo presente deve apparentemente essere rispettata all'interno dell'Unione Europea. Dubbio non c'è.

In questo contesto, caratterizzato pure dal conflitto interno sull'economia, il Parlamento pare privo di opposizione politica e l'opposizione formale è nelle mani di un partito, l'Italia dei Valori, il cui obiettivo primo è il consenso. Neanche il consenso per il potere ma il consenso e basta, il consenso per conseguire seggi parlamentari che non ha idea di come usare per modificare lo stato di cose presenti su cui, del resto fonda il suo consenso. Il Partito Democratico, nonostante Bersani, persiste nel non esprimere una linea politica. Ossia Bersani ha vinto, ma non bastevolmente per governarlo quel partito che ormai, al pari del passaggio di Occhetto della bolognina è più una avventura che un fatto politico. Avventura pensata per la gloria ed il potere di Veltroni e forse qualche interesse economico e qualche interesse di politica internazionale. Ma, come dire, strumento con la vista a ragigo così corto che pare inappropriato per il tempo presente. L'UDC all'opposizione c'è per errore e quindi niente può esser detto.

Nell'opposizione fuori dal parlamento la costituzione dei due fronti, il comunista identitario e la sinistra pragmatica sono entrambi avvinghiati nella lora composizione. Anche se, sembra, che finalmente in Sinistra e Libertà la fuoriuscita prima di una parte dei Verdi ed ora di una parte dei Socialisti abbia rotto quella ambivalenza dei fini che era alla base dell'immobilismo, ossia dell'assenza dalla politica. Detto altrimenti forse stavolta Sinistra e Libertà ha davvero l'opportunità di nascere e crescere e magari chissà di raggiungere il suo vero obiettivo che non era certo la semplice elezione di qualche consigliere regionale ma la rappresentanza politica di coloro che hanno davvero bisogno che questo paese cambi. Vedremo. E sarà bene che in ogni passo sia a mente la prospettiva elettorale, quella politica generale che può cadere sulle nostre teste da un momento all'altro.
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categoria:politica, partito democratico, la sinistra
giovedì, 15 ottobre 2009
In questi giorni, nei margini della battaglia politica, c'è un voto dell'onorevole Binetti per l'affossamento di un disegno di legge contro le discriminazioni antiomesessuali. La questione potrebbe chiudersi qua, anche in relazione alle arogmentazioni addette dall'eroina del cilicio: vietare di discriminare gli omosessuali è equivalente a discriminare gli eterosessuali poiché non sono tutelati dalla legge. E via con paradossi senza senso alcuno. Così come quando, in tema ecnomico, viene tacciato di assistenzialismo un provvedimento di redistribuzione. Stessa prassi, stessi argomenti, stessi effetti, stessi attori molto spesso. O negli States le leggi a tutela delle minoranze che infatti sono tacciate dai razzisti di essere discriminatorie verso chi è maggioranza.

Il cuore della vicenda è, invece, un altro. Il comportamento del per nulla partito democratico. Ed in particolare quel pollice di Bressa, il vicecapogruppo alla Camera, e la sua conseguente ammissione di essere stato imbrogliato dai nordcoreani. Certo l'altro giorno la Finocchiaro, il capogruppo al Senato, ha ammesso di essere stata fregata da ...Gasparri. Ossia il PD ha cambiato all'ultimo istante il voto sul ritorno della legge in commissione, passaggio necessario per trovare un accordo visto hce in aula non c'erano i numeri, non rimandata la legge in commissione l'aula la abbattuta con il voto, inunfluente della Binetti. Quindi si è scatenata una stupida caccia alla Binetti che ha come argomenti:
  1. che la Binetti sostiene Bersani alle primarie;
  2. se la Binetti sia o meno da cacciare dal PD (si osservi che nel passato da senatrice la Binetti ha votato contro la fiducia al Governo Prodi, fatto che quando si trattava di guerra ed i senatori dissenzienti erano di sinistra - Rossi e Turigliatto - ha scatenato giorni e giorni di polemiche sui giornali, un intervento del presidente della repubblica e così via).
Ed in vero la questione sembra invece tutta studiata a tavolino. Come la storia delle assenze al voto sullo scudo fiscale. Studiata per influenzare il voto delle primarie. Ossia nei fatti è modesta opinione di questo blog che l'obiettivo del comportamento del gruppo parlamentare PD sia stato proprio quello di ottenere il voto in aula in modo che la legge fosse affossata e la Binetti si esponesse dimodoché Franceschini potesse essere il campione del rigore e Bersani dovesse svolgere il ruolo del moderato. E' assai probabile che dietro vi siano pure dei rapporti tra l'area teodem e il mondo che ruota attorno a Rutelli.
Certo certo a pensar male si fa peccato ma a non pensar male si ammette che le dirigenze dei gruppi parlamentari del PD abitualmente di affidano a quel che dice la maggioranza. Sia quindi riassunto un pensiero, le primarie del PD sono piuttosto inutile poichè è il PD ad essere inutile visto quel che fa.

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categoria:politica, memoria, partito democratico
lunedì, 21 settembre 2009
In vero sarebbe il tempo presente quello del minsitro Brunetta, colui che scandalizzato quando fu chiamato -in vero forse con qualche ragione - energumeno tascabile si diletta poi a mandare la sinistra a morire ammazzata. E l'analisi sarebbe necessaria poiché l'uomo assorbe un consenso che non sarebbe lui proprio e la questione di quel consenso, quella vera, richiederebbe qualche analisi in più di Edmondo Berselli su Repubblica. Sublime analisi in cui ci si scorda del sovversivismo delle classi dirigenti poiché giustappunto son proprio, tutte, le classi dirigenti ad esser sovversive in questo paese, quelle schierate con l'Arcoriano e quelle che lo contrastano in nome di un politica assai più filooccidentale (ossia OCSE corrected).

Ecco se il campione della forma, ossia Brunetta, non ci offre il tempo per approfondire l'analisi occorre occuparsi del campione della sostanza: Umberto Bossi. Già l'argomento era stato affrontato, ossia le scorribande leghiste nel consenso popolare. Ecco ora nel mentre le opposizioni parlamentari son più realiste del re, ossia più filo occidentali di Obama, Umberto Bossi si permette di invocare il ritiro delle truppe. Sarà bene osservare che, appunto, lo fa con il linguaggio proprio della Lega Nord, con l'estetica della Lega e con l'etica della Lega. Solo che ad essa non è contrapposta alcuna etica, alcuna estetica ed alcuna lingua minimamente efficace. Anzi l'equivalente sinistro della federazione della sinistra di alternativa, ossia Ferrero, Diliberto e Mussi parlano con una lingua che non racconta, Sinistra e Libertà prova a nascere, il PD aderisce invece all'esercito della nuova crociata.

Si potrebbe provare a raccontare che è opportuno ritirare le truppe dall'Afganistan in nome della solidarietà internazionale nei confronti del popolo Afgano, si potrebbe provare a dire che la vera soluzione all'immigrazione dei poveri e dei disgraziati risiede nella emancipazione degli Stati e dei popoli, si potrebbe provare a dire che la colpa della gran parte dei mali del mondo risiede nei capitalisti, ossiai n quelli che hanno molti soldi, proprio molti, politicamente corretti del nostro progredito occidente? Si potrebbe ma poiché nessuno lo fa la Lega, alleata ad uno di questi uomini, si permette le proprie scorribande.
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categoria:politica, esteri, cialtroni, partito democratico, la sinistra
lunedì, 14 settembre 2009
D'accordo forse sarebbe opportuno occuparsi di Bruno Vespa e Giovanni Floris, forse sarebbe opportuno descrivere con precisione il meccasismo con il quale, e per il quale, sono indispensabili al consenso dell'Arcoriano le trasmissioni di Vespa mentre sono esiziali quelle di Floris. Non che Floris sia un campione della controinformazione. No, basta meno. Però, come dire, tutto questo è scontato, banale, inefficace: l'idea di trovare un terreno televisivo di contesa a questo mondo. Del resto senza un'estetica e senza un'etica la vittoria sarebbe breve, leggera e instabile. Così come è stato.

Nel tempo presente, in fondo, grande preoccupazione dovrebbe suscitare l'alchimia del potere. Insomma le grandi manovre di Rutelli e Casini, l'irriquietezza finiana e il lavoro sottotraccia del PD di Bersani. Del lavoro del PD di Franceschini ci curiamo proprio perché la sua vocazione è il rimanere all'opposizione, direi per sempre. I primi, in vero, una certa pericolosità la hanno. Ma non solo per il premier, che speriamo in tanti sia presto libero di dedicarsi ai suoi vizi privati per tutta la giornata. Per noi.

A contraltare del tentativo di proporre un governo delle destre decenti, tale sarebbe un governo tecnico di unità nazionale basato sulla triade Fini, Casini, D'Alema (e con questo non si intende che D'Alema sia uomo di destra, tutt'altro), dovrebbe preoccupare la liquidazione della Lega Nord tra l'alveo dei movimenti politici decenti. E non perché la Lega sia decente. Anche in questo caso decente non è. Solo che la Lega, ohinoi, è il campione del voto popolare in molte regioni del Nord del paese. E che voto popolare.

Un voto piccolo, o medio, borghese. Un voto storicamente bacino dei movimenti reazionari. Un voto dell'egoismo. Un voto la cui cultura è quanto ha riassunto nei toni il discorso di Brunetta a Gubbio. Ed il lessico di quel discorso potrebbe abitare pure il museo degli orrori.

Un voto popolare, un tempo noto come voto operaio. Eppure ogni volta dopo le elezioni escono una decina di articoli in cui bravi sociologi spiegano che gli operai del Nord, iscritti alla FIOM, votano Lega Nord. Sembra che questo dato non sia integrabile nel pensiero politico del centrosinistra. Ecco la questione. Sarebbe saggio, sarebbe proprio saggio che la sinistra politica, anche quella moderata, perfino quella piddina, lavorasse per riprendersi quel voto. E non in nome della tradizione, il PCd'I seppe sempre distinguere tra i dirigenti fascisti ed il consenso che il fascismo sapeva raccogliere nella povera gente, in nome della democrazia tanto declamata quanto indifesa.

La questione è assai semplice. La stagione dei governi tecnici lacrime e sangue ha spostato i voti verso il sogno berlusconiano. Certo, certo sono state importanti anche le sue TV, e le altre TV. I suoi giornali, e gli altri giornali. I suoi film, e gli altri film. I suoi libri, e gli altri libri. E così via. Del resto ora che non si può più dire di fare come in Russia e non si può dire perché non si può proprio fare come in Russia non sussiste immaginario, ideale, mito. Non sussiste nient'altro rispetto al dio denaro ed al suo rappresentante politico. Poiché par difficile in Europa sterminare quelle classi sociali, pare troppo lento sostituirle con i globalizzati schiavi che fuggono dalla morte, quei voti, che sono tanti, rimangono lì pronti per spostare ancor più a destra il paese. E se non scandalizza la posizione prima il potere, poi la politica occorrerebbe almeno vederla la politica.

postato da: dalovi alle ore 09:48 | Permalink | commenti
categoria:politica, memoria, sinistra, linguaggio, partito democratico, la sinistra
venerdì, 28 agosto 2009
Il Meeting di Rimini per l'Amicizia dei Popoli, il meeting di Comunione e Liberazione, sembra essere l'unico spazio di cultura politica di massa di questo paese. E visto che ciò che sembra per alcuni versi è, o almeno così è rappresentato in TV occorre non meravigliarsi dei frutti del tempo presente. E di sicuro assieme allo scandalo dell'invidia riflettere sulla propria assenza. Il meeting di Rimini, dipoi, ha la capacità di parlare a tutte le generazioni, al popolo, ai poveri come ai signori e così via. Insomma fa egemonia. Il meeting dipoi accomuna campioni della fede che grazie ad essa hanno conquistato il mondo e novelli San Paolo da presentare al mondo. Novelli San Paolo che, ovviamente, dopo aver conquistato il mondo senza la fede ora la scoprano per posticipare il loro crepuscolo. Ma chissà, forse sempre l'hanno avuta.

Il meeting quest'anno ha annoverato tra i suoi ospiti Mario Draghi (che forse, essendo il governatore della Banca d'Italia potrebbe risparmiarsi certe sue collocazioni pubbliche, ma chissà magari il prossimo anno partecipa Napolitano e questo piccolo scandalo retrocede), Enzo Jannacci, Sergio Chimparino e Tony Blair. Su Enzo Jannacci forse è opportuno stendere un velo di preziosa pietà, su Chiamparino è la sua ricerca della fede spicca l'apparente contrasto con la vicinanza ad Ignazio Marino quale candidato alla segreteria PD. Ed in vero siamo anche tutti in attesa di sapere quanto sarà lunga la sua ricerca della fede. Vista da fuori più breve è e meno dura la recita (a cui ovviamente vista da dentro corrisponde una tormentata conversione dell'anima che agitata dal materialismo trova la quiete del dono).

Ecco, ieri è intervenuto Tony Blair. Penso che da qui si possa rivedere cercando un po' (l'alternativa è girellare anche su RadioRadicale che ieri l'ha dato in diretta) e da qui si può leggere la versione integrale (integrale ed integra ossia nella lingua della perfida albione). L'intervento, a giudizio di questo blog, non può altro che essere definito agghiacciante. Agghiacciante rispetto ad una concezione dello stato propria degli anarcocapitalisti. Agghiacciante e moderna, incentrata sull'individualità, sui diritti dei singoli, sulla libertà di scelta e così via. Agghiacciante perché demanda alle organizzazioni religiose, ed ai loro bracci secolari, l'azione sociale (assistenza ai carcerati, ai malati, istruzione e così via). Agghicciante perché, in fondo, propone uno stato minimo, un mercato massimo ed una Chiesa massima. Certo, certo le parole sembrano scorrere con ragionevole modernità ma nei momenti essenziali, per esempio nel giudizio storico, tutto si salda e lo walfare state del nordeuropa è letto assieme al socialismo reale dell'europa dell'est.

I trace the development of 20th century politics and ideology in this way. In the early 20th century, the Industrial Revolution had transformed the world of work, but many were without protection, the fruits of their labour taken from them. So in all our nations, the welfare state began – systems of national insurance, public education and healthcare.

But, in time, as people grew more prosperous and their taxes funded the services provided, so they began to look for quality, choice, systems more responsive to their individual needs.

Thus began, certainly in the UK, but also elsewhere, the drive for reform, for curbing the power of the state, indeed the power of all collectivist institutions like trade unions.

Today we seek a balance between the equity of state provision; and the individual choice more usually associated with the private sector. I developed this, in the UK, into what I called a Third Way between an over mighty state and an untrammelled market. This was the philosophy behind our reforms in the National Health Service, education, pensions and welfare.

[...]

After the experience of fascism, Soviet Communism or viewing life in North Korea or the Cultural Revolution in China, it is easier for us to grasp the dangers of a too-powerful state.



Ma la quadratura del cerchio è nel rapporto tra ragione fede. Dove sembra di ascoltare direttamente Joseph Ratzinger.

Faith and Reason
are in alliance, not opposition.

They support each other; embrace each other; strengthen each other. They are not in a struggle for supremacy. Together they are supreme.


E soprattutto agghicciante è come egli concili, senza problemi, la sua visione d'economia con quella della democrazia, della società e con le sue idee religiose. Un cattolicesimo, quello di Blair, che si è ripreso il ruolo di religione dominante dell'economia capitalista post-tacheriana. Un cattolicesimo capace di superare quindi tanto la riforma protestante, nel nome della carità, quanto la rivoluzione francese, nel nome della fede (e della loro ragione).

Ed in questa agghicciante sinergia chidersi i termini della fusione è alquanto inutile. Che sia stato San Paolo a convertirsi al cattolicesimo o il cattolicesimo ad intergrare la cultura dei dominatori non è in sé diverso. Ecco così è per Tony Blair.

Resta da commentare che, in fondo, tra gli emuli nostrani di Tony Blair, con la sua società aperta, dell'orgolgio e del merito (non che non ci sia bisogno di apertura, orgoglio e forse merito nella società italiana) nel Partito Democratico pare rimasto solo Ignazio Marino. Il campione della laicità. Ma lui, forse, essendo già cattolico un po' laico può rimanerlo davvero. Speriamo.

Ovviamente, e per fortuna, Romano Prodi, che pian piano per differenza dovrebbere assurgere a santo della sinistra nazionale, il 15 Agosto, sul Messaggero, aveva preso preventive distanze.
postato da: dalovi alle ore 09:33 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, esteri, memoria, scienza, papa, cialtroni, linguaggio, partito democratico